Le difficoltà della sinistra dopo la liberazione degli italiani in Venezuela, mai nominare Giorgia (Fonte Asna) - Blitz Quotidiano
Francamente stentiamo a capire perché la sinistra non debba ostentare felicità per la liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò. Sono due italiani che stavano in un carcere venezuelano da oltre 400 giorni. Senza una motivazione precisa, solo perché Nicolas Maduro aveva deciso così. “Si stava peggio che ad Alcatraz”, hanno confessato i due e lo hanno fatto quando, usciti di galera, potevano dirsi tranquilli nella sede della nostra ambasciata. Prima si erano ben guardati dal dire come si stava lì dentro, chiusi in quelle celle: “Ci hanno trattato bene, non ci hanno seviziato”, si sono affrettati a precisare prima di uscire. Avevano paura di una retromarcia di Caracas e hanno preferito non rischiare. Ora sono, liberi, tornati in Italia dopo un lungo volo a bordo di un aereo di stato.
“Evviva”, dovrebbe essere il coro. Al contrario, la sinistra balbetta, non sa come comportarsi. Non c’è dubbio che la loro liberazione sia stata frutto di un grande successo del governo, di Giorgia Meloni, della Farnesina guidata dal ministro Antonio Tajani e dei servizi di intelligence non nuovi a imprese del genere.
In breve: una vittoria italiana, di tutto l’esecutivo che ha saputo come comportarsi dopo la fine del regime di Nicolas Maduro. Invece no: mai dare all’avversario una soddisfazione che è di tutto il Paese: ne dovremmo essere felici ed anche fieri per il successo ottenuto. Non ci sono fazioni di destra o di sinistra in questo caso: sarebbe come non tifare per Jannick Sinner perché, magari, politicamente la pensa diversamente da noi. Indossa la maglia azzurra e questo è sufficiente.
Una dimostrazione? Facile da sottolineare. Elly Schlein, occupata com’è a non farsi scavalcare pure dagli amici-nemici, evita qualsiasi riferimento ai suoi avversari. Meloni e Tajani non esistono, non vale la pena di nominarli. Sostiene: “Ringrazio tutti coloro che hanno riportato a casa Trentini e Burlò”. Chi sono, di grazia? I nostri servizi segreti, la nostra diplomazia? Da chi dipendono se non da Palazzo Chigi e dalla Farnesina? Giuseppe Conte è più cauto ed evita di dire le stesse cose della segretaria del Pd: “Una buona notizia, ci mancherebbe”, afferma. Silenzio su Meloni e anche su Trump, l’autore del “rapimento” del dittatore venezuelano. È vero, come ritiene la maggioranza, che voi strizzate l’occhio ai regimi, gli domandano? Risponde: “Noi non siamo come la premier che dona il sangue a Trump. Badiamo ai problemi del Paese che è sull’orlo del collasso economico”.
Ugualmente, senza la minima soddisfazione, si comportano i quotidiani vicini al campo largo (ammesso che esista). Il Manifesto si limita a fare un titolo ad una colonna in fondo alla prima pagina che suona così: “La trattativa è finita, Trentini è tornato libero”. L’Unità va ancora più in là. Scrive che il nostro connazionale è libero “nonostante Giorgia” (sic). Il Domani ritiene che “il regime abbia fatto un favore all’Italia e agli Stati Uniti”. La Notizia, infine, sempre ad una colonna in fondo alla prima pagina riporta che “Trentini è tornato in Italia, ma i buchi della gestione restano”. Le mancanze sono quelle del governo guidato dalla destra da tre anni.
Va bene che siamo in piena campagna elettorale, d’accordo che il 22 e il 23 marzo il popolo sovrano voterà per la divisione delle carriere, un referendum che dirà molto sulla situazione politica italiana. Ma almeno una certa soddisfazione per la libertà dei due italiani non avrebbe compromesso nulla. Il si o il no non vengono cambiati se si dice che il merito è soprattutto del governo italiano e di una diplomazia che ha saputo lavorare in silenzio, senza il minimo clamore. Lo pensa Antonio Tajani e gli si deve dar ragione.
Nemmeno Maurizio Landini ha voluto tacere. Ha usato termini che suonano come il miglior politichese, quella lingua che sono in molti a non capire, forse gli stessi che la usano. È comprensibile: il segretario della Cgil dovrà presto lasciare la guida del più importante sindacato italiano e vuole buttarsi in politica, inseguendo una poltrona che conta. Poteva rimanere in silenzio favorendo i suoi “alleati” Schlein e Conte? Assolutamente no. Bastava ignorare la premier e il suo esecutivo: se i due italiani sono tornati liberi il governo non ha nessun merito. Viva la sincerità.
