L'isolamento continua a Genova e quella galleria non finisce mai (Fonte Ansa) - Blitz Quotidiano
Non era una bolla di gas cattivo quella che aveva bloccato la più grande opera italiana, prima del fantomatico Ponte sullo Stretto, ora in costruzione a Genova e attesa oramai da 110 anni, il tunnel di 37 chilometri tra la Superba e lo sbocco verso Milano, oltre l’Appennino. Era un vero giacimento di gas, che dal luglio del 2024 ha fermato e ora rallentato i lavori fondamentali del Terzo Valico, connessione essenziale per avvicinare Genova a Milano e scaricare il traffico immane che oramai soffoca la città di Cristoforo Colombo.
Lo hanno capito i tecnici di Webuild, che per conto del Cociv stanno scavano d’opera e sono oramai a 1200 metri dal traguardo, ma avanzano su quel solo fronte, che gli altri sono tutti scavati, metro per metro. E così le due canne per i binari ferroviari di questa alta velocità, che cambierebbe soprattutto il destino di Genova, non sono ancora pronte, mancano quei 1200 metri da scavare e ovviamente i binari e tutto l’armamento per far correre i treni. Gli operai procedono con i mezzi di scavo tradizionali e non più da tempo con le talpe che avrebbero accelerato tutto. Il gas esce continuamente e se i grandi aspiratori non ripuliscono la galleria la forza lavoro deve sgombrare.
Non era mai accaduto che un tale giacimento di gas fosse stato trovato nella pancia dell’Appenino. Scambiato per una bolla questo deposito, che inizialmente si era pensato addirittura di sfruttare, ha di fatto frenato il Terzo Valico di almeno due anni. L’opera doveva essere conclusa, almeno per una canna nel 2026 e invece lo sarà se va bene nel 2029. Altri tre anni di ritardo, che si sommano alle decine precedenti: da quando il lavoro era stato lanciato nel lontanissimo 1990, dalla costituzione del COCIV, il consorzio che aveva poi ottenuto gli appalti per la grande costruzione.
In realtà da una decina di anni l’opera era ripartita abbastanza velocemente, ma poi una morfologia inattesa del terreno, anche zeppo di amianto e più duro del previsto, ha portato una ennesima frenata e nonostante i proclami del ministro Matteo Salvini e del suo vice genovese, Edoardo Rixi, la conclusione si è allontanata.
Oggi i lavoratori che scavano quasi a mani nude quei residui 1200 metri, sperando che tra poco arriveranno all’ultima tappa di 500 metri, morfologicamente diversi e forse senza più gas, sono protetti dagli autorespiratori e da potenti mezzi di areazione perché il gas maledetto può uscire dalle rocce in ogni momento. Gli esperti sostengono che un incidente simile nei grandi lavori italiani degli ultimi decenni si è verificato molti anni fa. solo durante lo scavo di una galleria dell’autostrada Firenze Bologna, ma si trattava di un giacimento molto inferiore a questa sorpresa del Terzo Valico.
Questo giacimento si trova circa duecento metri sottoterra, appunto dove le gallerie sono scavate con tutto il loro impianto e in un primo tempo si era pensato addirittura di estrarlo con un camino profondo, appunto duecento metri, che arrivasse sotto il piano di scavo. Un’altra opera colossale. Poi l’entità del giacimento ha fatto escludere questa ipotesi, ma dal marzo del 2024, data della scoperta del gas, ha frenato tutto. Niente più talpe, niente più squadre di operai a muoverle velocemente. Ma solo la cautela metro per metro, martello pneumatico, piccole cariche di esplosivi, passo dopo passo.
Il rinvio di altri due anni pesa enormemente sui tempi di una opera essenziale e la speranza è che questo tempo sia utilizzato oltre che a completare lo storico tunnel anche per far procedere il progetto che riguarda il proseguimento della linea fino a Milano, dallo sbocco della galleria a Novi Ligure. Si tratta di costruire il quadruplicamento della ferrovia per arrivare nella capitale lombarda, altrimenti i treni in uscita dalla maxigalleria dovrebbero mettersi in coda al traffico che viaggia verso Milano, compresi i pendolari che devono raggiungere dalla Lombardia Sud la capitale lombarda.
Questo secondo pezzo del Terzo Valico, che se completato permetterebbe di arrivare da Genova a Milano in mezz’ora, è in realtà più indietro del tunnel malefico. Quindi se i lavori di scavo e l’armamento della galleria si concludessero nel 2029, resterebbe ancora un tempo lungo e il tragitto sarebbe coperto “solo” in meno di una ora, migliorando il tempo, rispetto ad oggi, di una mezz’ora e non più.
I genovesi, ma ora anche i lombardi, aspettano la conclusione dell’opera, in realtà dagli inizi del Novecento, quando già era stata studiata e programmata con i metodi di allora, ma con l’aspirazione a trovare, appunto nel Terzo Valico, la soluzione dei grandi problemi di traffico soprattutto ferroviario per scaricare i carri (allora si chiamavano così) che a migliaia uscivano dal porto di Genova.
In una dimensione tanto cambiata dallo sviluppo del porto, da quello esponenziale del traffici e dai nuovi mezzi di trasporto, quell’aspirazione è diventata un imperativo per liberare Genova dal giogo del traffico e per realizzare un’operazione di collegamento che toglieva la città da un isolamento infrastrutturale che la crisi delle autostrade, dopo il crollo del Ponte Morandi, ha reso drammatico. Le autostrade intorno a Genova sono infatti “crivellate” di cantieri e viaggiare per la Liguria e dalla Liguria è diventato un incubo.
Il ritardo pesa quindi enormemente, soprattutto sullo sviluppo di Genova, che contava molto su questo collegamento, che avrebbe e forse speriamo avrà ancora la capacità di aprire di più una città che si sta trasformando. Basta pensare al valore immobiliare, che crescerà molto perché Genova è oggi una città in grande calo demografico, con sviluppo turistico molto spinto, con 4 milioni di croceristi che la invadono e che diventa una attrazione per la sua collocazione sul mare, con una Riviera molto attraente e, dopo il lock down, con la nuova realtà dello smart working, del lavoro da remoto offre la possibilità di abitare magari sul mare, con un clima più favorevole e di lavorare da casa, potendo poi raggiungere Milano con un treno superveloce.
Tutto questo quando? Dal 1988, quando Il Terzo Valico è stato rilanciato, l’attesa è diventata una specie di ossessione, anche davanti a ogni tipo di ostacolo, prima politico, poi economico, poi di tipo programmatico rispetto a un finanziamento che è cresciuto enormemente e che fu risolto solo quando con i “lotti costitutivi” si superò l’ostacolo di un finanziamento che doveva coprire tutta l’opera. Alla fine, quando i lavori viaggiavano, ci si è messo il gas. Meglio, un giacimento intero di gas.
