Meloni ha commentato le parole di Mattarella in un'iintervista a SkyTg24 (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
“La polemica abbassi i toni”, sostiene Giorgia Meloni. Ha pienamente ragione, però il monito valga per tutti, alleanza di destra compresa. Non c’è dubbio che l’intervento di Sergio Mattarella al Consiglio Superiore della Magistratura qualche effetto lo abbia sortito, ma la posta in palio che si gioca il 22 e il 23 marzo è troppo alta e gli abitanti dei Palazzi non possono rimanersene zitti perchè, bugie a parte, il referendum sulla giustizia è diventato un fatto essenzialmente politico.
Se la maggioranza vince si va avanti tranquilli fino al 2027, anno delle elezioni. Se dovesse perdere, beh la premier qualche grattacapo in più lo avrebbe e non da poco. “Non sia una lotta nel fango”, dice ancora Palazzo Chigi, ma ormai il dado è tratto e difficilmente si tornerà indietro. Il merito del problema è finito in un cassetto e in pochi ne parlano ancora. La divisione delle carriere è un bene o un male? Bene, (anzi male). Questo interrogativo non se lo pone più nessuno: nè a Montecitorio, nè a Palazzo Madama rendendo sempre più confuso il compito degli elettori che si dovranno pronunciare per il si o per il no. Ma questo poco importa ai politici di ogni colore.
Il referendum è diventato un vero e proprio spartiacque. Hai voglia a ritenere (come fa la Meloni) che chi va alle urne “non deve votare per me, ma per voi”. Lo sa bene anche la premier che lo scontro si è ormai talmente radicalizzato che è impossibile fare un passo indietro. “Marciare all’incontrario significherebbe alzare bandiera bianca”, affermano all’unisono i parlamentari di ogni ordine e grado. Guelfi o Ghibellini, non c’è altra scelta.
Così, il tono della polemica che per qualche ora si era affievolito, torna ad avere quel carattere di cattiveria che non lo ha mai abbandonato.Ogni scusa è buona per attaccare l’avversario e metterlo alle corde. Anche l’ennesimo screzio fra Macron e Meloni infiamma gli animi. Il presidente francese ammonisce (meglio si scaglia) contro il nostro presidente del consiglio che ha voluto intervenire sull’omicidio di un giovane di destra massacrato a botte dagli ultras della sinistra d’oltr’Alpe. “I sovranisti si occupino dei loro guai, noi facciamo in fretta a risolvere i nostri”, tuona Macron. Meloni, stupefatta, replica che non c’è stata nessuna ingerenza negli affari di quella Nazione, solo la preoccupazione di una spirale che deve essere combattuta da tutti nessuno escluso. Indovinate a chi ha dato ragione la nostra sinistra? Ugualmente, chi ha ritenuto Macron un presidente senza più nemmeno un consenso in casa propria?
Si va avanti a testuggine perchè il risultato è quanto mai incerto: la maggior parte dei sondaggi ritiene che si è assai vicini alla parità dei consensi, ma un quotidiano molto vicino alla maggioranza replica che il vantaggio per il si è di quasi dieci punti. Questo è puro ottimismo o pessimismo da campagna elettorale. Oggi, ogni pronostico potrebbe essere sconfessato da quanto dirà il voto popolare fra un mese, questo è un “gioco” a cui preferiamo non partecipare, saranno gli italiani a decidere.
“Si vota sulla giustizia, non sul governo”, si affanna a perorare la destra. “Non è vero, sono proprio loro ad averla buttata in politica”, rispondono a sinistra. “Ora vedremo chi la spunterà”. È un fatto, comunque, che maggioranza e opposizione debbono risolvere i propri guai anche in casa loro. Elly Schlein, onnipresente a sud e a nord, non fa che parlare di campo largo e di una vittoria sicura se l’alleanza dell’opposizione marcerà unita. Non parla però degli screzi che riguardano il suo partito all’interno del quale diversi personaggi del Pd, si sono schierati a favore della divisione delle carriere.
Pure se in toni minori, pure a destra affiorano alcuni scricchiolii non tanto per la compattezza del voto, ma soprattutto per i capricci di questo o quell’esponente che nutre qualche dubbio sulla strada che ha preso la maggioranza alla vigilia del referendum. “Bisogna riportare il confronto entro il perimetro di una civiltà istituzionale”, insiste chi vorrebbe a proposito un maggiore buon senso lontano com’è dalla violenza che infiamma le due diverse fazioni. Giusto, ma è ormai troppo tardi per ricondurre sul giusto binario il confronto che si concluderà il 22 e il 23 marzo.
Fino ad allora, dovremo sobbarcarci a sopportare le grida degli uni e degli altri che a parole vorrebbero cambiare strada, ma nei fatti usano un atteggiamento contrario. Si fa a gara a portare in tv gli eroi del momento: a sinistra il giudice di Palermo che ha assolto Carola Rackete, la capitana del Sea watch che avrà pure un “premio” di 76 mila euro che lo Stato dovrà rimborsarle; a destra si difende a spada tratta Paolo Petrecca, il direttore di rai sport su cui l’Usigrai (il sindacato di maggioranza dei giornalisti di Viale Mazzini) ha sparato a pallettoni infuocati.
Non ci resta che consolarci con le Olimpiadi ormai al tramonto: mai tante medaglie per i nostri azzurri a dispetto di quegli antagonisti che si opponevano ai Giochi con assurde proteste e manifestazioni di piazza. Oggi le uniche bandiere che si sventolano sono quelle dei tre colori italiani. Quando quegli individui la smetteranno di marciare per motivi così assurdi?
