(Foto Ansa)
Le tensioni tra Washington e alcuni alleati europei si riaccendono mentre cresce il confronto con Teheran. Donald Trump attacca apertamente Madrid e Londra sull’uso delle basi militari. “Hanno detto che non possiamo usare le loro basi ma nessuno può dirci di non usare le basi. La Spagna non ha una grande leadership”, ha dichiarato, minacciando di “bloccare tutti gli scambi commerciali” con il governo di Pedro Sánchez. E ancora: la Spagna “è l’unico Paese della Nato a non aver accettato” il tetto del 5% del Pil per la difesa. Parole dure anche per il Regno Unito, definito “molto, molto poco collaborativo”.
In Italia il tema è rientrato nel dibattito politico. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha ricordato che l’uso delle basi “avviene in aderenza ad accordi quali il Nato Sofa del 1951, il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d’intesa Italia-Usa del 1995” e che “nessun governo ha avvertito l’esigenza di modificarle”. Le operazioni non ordinarie devono comunque essere autorizzate dal governo italiano su richiesta di Washington.
Quali sono le basi Usa in Italia
Quando si parla di “basi americane” si intendono installazioni italiane concesse in uso agli Stati Uniti (o in alcuni casi alla Nato). Secondo il Base Structure Report 2025 del Pentagono, le basi principali sono 7, per un totale di circa 47 installazioni collegate (poligoni, radar, centri telecomunicazioni). I militari Usa sono circa 13 mila.
Le sette basi:
- Aviano (Pordenone) – Base aerea dell’Aeronautica italiana concessa all’US Air Force.
- Sigonella (Catania) – Base aeronavale strategica nel Mediterraneo.
- Napoli (Capodichino) – Comando delle Forze Navali Usa in Europa e Africa.
- Gaeta (Latina) – Porto della Sesta Flotta americana.
- Vicenza (Caserma Ederle e Del Din) – US Army Europe and Africa.
- Camp Darby (tra Pisa e Livorno) – Grande deposito logistico dell’esercito Usa.
- Ghedi (Brescia) – Base dell’Aeronautica italiana integrata nel dispositivo Nato.
Accanto a queste va ricordata anche l’ex base di San Vito dei Normanni (Brindisi), storico centro di telecomunicazioni Usa durante la Guerra fredda, oggi non più operativa ma ancora formalmente presidiata.
Vi sono poi i presidi Nato autonomi. Tra i principali ci sono il Joint Force Command di Napoli, il NATO Defense College a Cecchignola, Roma, il Rapid Deployable Corps a Solbiate Olona e il Deployable Air Command and Control Centre a Poggio Renatico.
