Medioriente nel caos, pioggia di missili sull’Iran per decapitare il regime che nomina il figlio di Kamanay nuova guida suprema (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Medioriente nel caos. Diluvio di bombe, la guerra si allarga. Missili sulla assemblea degli ayatollah, a Khamenei succederà il figlio Ali; sarà lui la guida suprema dell’Iran. Trump contro Madrid e Londra, scontro sulle basi, mentre Macron muove la portaerei. E Israele coi Tank è già nel Libano.
Non si sa quanto questo attacco Israelo-Americano alla Repubblica islamica (motivato dal mancato accordo sulla rinuncia al programma nucleare) potrà durare. Tel Aviv ha lanciato 4.000 bombe in 4 giorni. Il doppio fronte israeliano su Iran e Libano non promette niente di buono. Trump sempre più convinto: “Se l’Iran è il male Israele lo fermerà”. Il Tycoon vuole riscrivere la storia e lasciare una eredità: cambiare gli equilibri dal Venezuela al Medioriente. Scenario in divenire. Ma due o tre cose si possono già dire.

Siamo alla terza guerra del Golfo
Il generale Pasquale Preziosa già capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, oggi direttore dell’Osservatorio Permanente sulla Sicurezza, ha definito quello che sta accadendo come la terza guerra del Golfo. In ogni caso la parola “guerra”, solitamente invisa ai politici, stavolta si è imposta in tutta la sua rotondità.
Un tempo si usavano espressioni alternative: i pubblici poteri a lungo si sono rifiutati di chiamare “guerre” dei conflitti che la storiografia ha poi riconosciuto come tali. È il caso delle guerre di Corea (1950-53), d’Algeria (1954-62), Cecenia (1999-2009), Ucraina (ancora in corso). Nel caso della Corea il presidente Truman parlava di una operazione lanciata dall’Onu e non di una guerra decisa dagli Stati Uniti. In quella dell’Algeria la Francia ha a lungo minimizzato la portata di un conflitto che metteva in discussione la sovranità dello Stato su una terra che aveva colonizzato. Quanto ai russi, consideravano i ceceni “terroristi”; così come oggi vengono bollati gli ucraini.
La guerra è un camaleonte
Così diceva Von Clausewitz, il generale prussiano che è stato uno dei teorici più influenti della storia, la guerra è un camaleonte perché “cambia di natura in ogni caso concreto”. Diceva anche che ogni conflitto è lo specchio delle società belligeranti.
L’attuale conflitto in Medioriente in effetti non è solo un fenomeno militare e politico; è anche un fatto sociale che dipende dalla cultura, dai costumi, dallo spirito del tempo, dal progresso tecnico, dalla situazione delle alleanze.
“Pace impossibile, guerra nucleare improbabile”
È quanto si insegna nelle scuole militari applicando la formula di Raymond Aron: “Pace impossibile, guerra improbabile”. Pace impossibile perché le due visioni del mondo, quella americana e quella iraniana, sono incompatibili. Ma la guerra nucleare è improbabile poiché implicherebbe troppi danni collaterali. È la convinzione di tutte le scuole militari ma, l’ingresso nella violenza armata, grazie alla evoluzione tecnologica e ai nuovi mezzi di informazione, si sa come comincia e non come finisce.
