Il caso della coppia gay che vuole adottare un bambino, ma la legge non lo permette. Giudici inviano gli atti alla Consulta (Foto Ansa) - Blitz Quotidiano
“Non vogliamo essere dei pionieri, ma solo valutati per ciò che siamo e che potremmo offrire in termini di accoglienza e possibilità a un bambino senza riferimenti”. Sono queste le parole di due quarantenni veneziani, uniti civilmente, che hanno espresso il desiderio di adottare un bambino ospitato in un orfanotrofio all’estero. A fronte del loro caso, il Tribunale per i minorenni di Venezia ha inviato gli atti alla Corte Costituzionale per verificare eventuali “effetti irragionevoli, discriminanti e non giustificati” nella legge sulle adozioni, all’articolo in cui non vengono consentite alle coppie omosessuali unite civilmente.
Per il Tribunale per i minorenni la coppia ha risorse economiche che permettono di farsi carico di minori in stato di abbandono. Lo scorso anno la Corte costituzionale ha dichiarato la possibilità per i single di adottare, ma non alle unioni civili. Per l’avvocata trevigiana Valentina Pizzol, che assiste la coppia “se i nostri clienti divorziassero, ciascuno di loro potrebbe adottare un bimbo e dopo anche ricostituire l’unione civile, aggirando così l’ostacolo”.
Secondo il tribunale la normativa sarebbe discriminante sia per le coppie unite civilmente che per i bambini, e contrasta con i principi della Convenzione europea per i diritti dell’Uomo: “il matrimonio nel nostro ordinamento – precisa l’ordinanza – non ha più l’attitudine esclusiva a qualificare il rapporto di filiazione”, quindi il “giusto punto di equilibrio tra il diritto del minore a vivere in un ambiente stabile e armonioso, e quello della coppia legata da un’unione civile ad accogliere tale minore come genitori adottivi, porta a ritenere che il divieto non corrisponde più a una finalità legittima e meritevole di tutela. Ma anzi si traduce in una sostanziale discriminazione”.
