()Foto d'archivio Ansa
Dopo anni di crescita costante, il congedo di paternità in Italia si stabilizza: nel 2024 circa due padri su tre hanno usufruito dei 10 giorni previsti dalla legge, ma un terzo rimane escluso. “Una cifra significativa, ma che invita a riflettere sulle condizioni che ancora rendono disomogeneo l’accesso a uno strumento fondamentale per il benessere dei bambini e per avanzare verso una più equa ripartizione del lavoro di cura”, sottolinea Save the Children, sulla base dei dati Inps elaborati dall’organizzazione.
In totale, 181.777 padri hanno preso il congedo, per lo più tra i 35 e i 44 anni, con impiego stabile e full time, e concentrati nel Nord del Paese (59%). Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna guidano la classifica regionale, seguite da Lazio e Toscana al Centro, mentre Campania, Puglia e Sicilia registrano i numeri più alti nel Mezzogiorno. I lavoratori a tempo pieno sfruttano mediamente quasi due giorni in più rispetto ai part time, mentre contratti a tempo indeterminato e posizioni impiegatizie o dirigenziali favoriscono un uso più lungo del congedo.
Il congedo di paternità obbligatorio, introdotto sperimentalmente nel 2013 e oggi della durata di 10 giorni, permette ai padri di prendersi cura dei figli nei primi mesi di vita, con indennità pari al 100% della retribuzione. Il decreto legislativo 105/2022 prevede sanzioni fino a 2.582 euro per i datori di lavoro che ostacolano il diritto.
Alcune aziende anticipano modelli europei avanzati, con periodi più lunghi e meglio retribuiti: Minor Hospitality, Starhotels, Splia, Fater e Chiesi offrono da due giorni aggiuntivi fino a 90 giorni, anche per part time e coppie omogenitoriali. “La contrattazione, unitamente alle possibili misure strutturali, costituiscono la via maestra per trasformare questi principi in diritti esigibili”, commenta Samantha Merlo, segretaria nazionale Uiltucs. Secondo l’organizzazione, congedi ben retribuiti favoriscono la partecipazione attiva dei padri, riducono il divario di genere e valorizzano il talento femminile, superando la logica dei semplici bonus a favore di misure strutturali.
