Pizzaballa (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Il fatto che i militari israeliani hanno di recente impedito che il cardinale Pierbattista Pizzaballa – dal 24 ottobre 2020 patriarca di Gerusalemme dei Latini – potesse celebrare la messa pasquale nella chiesa del Santo Sepolcro è stato minimizzato dalle autorità israeliane come un semplice fermo per motivi di sicurezza. Quale? Ovviamente che terroristi palestinesi intervenissero sparando, cosa impensabile perché i palestinesi non hanno mai infastidito i cristiani di Israele. E non hanno neppure mai sputato addosso a loro e alle loro processioni contrariamente all’usanza degli israeliani ebrei vantata nell’ottobre 2023 dal ministro Itamar Ben Gvir come leader del partito di estrema destra Potere Ebraico come una apprezzabile “antica tradizione ebraica”. Che in effetti dura da 2000 anni.
Tensioni religiose e atti ostili contro i cristiani
Ben Gvir si è così messa sotto i piedi la condanna espressa pochi mesi prima, a luglio, in modo chiaro e forte dal presidente di Israele Yitzhak Herzog nei confronti del teppismo ebraico anticristiano che si era esibito anche in una raffica di sputi contro suore e preti: “È da condannare fermamente la violenza, in tutte le sue forme, compiuta ad opera di un piccolo gruppo di estremisti contro i luoghi santi della fede cristiana, e contro il clero cristiano in Israele in generale, e a Gerusalemme in particolare. Ciò include sputi e profanazione di tombe e chiese. Un fenomeno grave (…), un male perverso e una totale vergogna per noi come società e come Paese”.
Sulla mania di sputare addosso ai cristiani il 22 giugno 2023 è stata tenuta perfino una conferenza organizzata dalla Open University of Israel intitolata appunto “Perché alcuni Ebrei sputano sui Gentili”. La conferenza è stata promossa e organizzata dal “Centro sugli studi delle relazioni tra ebrei, cristiani e musulmani”. Al centro della discussione non solo “l’escalation di attacchi contro i cristiani nella “città santa” di Gerusalemme nei mesi precedenti, ma anche le ragioni sociali e religiose di un fenomeno purtroppo, in aumento”.
Il caso Pizzaballa e la strategia israeliana
La faccenda del blocco di Pizzaballa in realtà è più complessa e deriva dalla volontà israeliana, mai dichiarata, anzi accuratamente nascosta, ma esistente e operante, di recidere il più possibile, in tempi lunghi onde evitare polemiche e accuse feroci, la radici geografiche del cristianesimo. Radici che si trovano nell’attuale Stato di Israele, sempre più governato da uomini, partiti e forse sempre più di destra, che ormai secondo una massa crescente di persone nel mondo intero ha poco da invidiare al fascismo se non anche allo stesso nazismo.
Il nodo storico del Cenacolo
La citata volontà israeliana emerge dal comportamento riguardante il luogo dell’ultima cena di Gesù con i 12 apostoli prima dell’arresto e della crocifissione. Il luogo, contenente la sala dove è avvenuta l’ultima cena, è noto come il Cenacolo e si trova sul monte Sion, al primo piano di un edificio di due piani. Secondo la tradizione, il Cenacolo è di fatto il luogo dove è nata la Chiesa perché vi è stata istituita avvenuta la messa e vi è avvenuta la discesa dello Spirito Santo.
Nel 14mo secolo il Cenacolo è stato donato dal re di Napoli alla Custodia della Terra Santa, gestita dai francescani, dono dei Re di Napoli. Nel 16esimo secolo gli allora governanti ottomani di Gerusalemme hanno tolto ai francescani la Custodia, da allora amministrata da musulmani e in seguito dai palestinesi. Dalla nascita dello Stato di Israele, cioè dal ’48, il Cenacolo è nelle sue mani. E i gesti vandalici sono all’ordine del giorno. Anche perché secondo una tradizione iniziata dai crociati e dai viaggiatori cristiani al piano terra dell’edificio del Cenacolo sarebbe sepolto il famoso mitico re biblico Davide, sepoltura della quale studiosi e archeologi dubitano non poco. I fanatici israeliani mal sopportano che proprio sul luogo ritenuto forse il più santo dalla loro religione ci sia il luogo dove secondo la tradizione cristiana sono nate la Chiesa cristiana e la santa messa.
I rapporti con il Vaticano e le richieste di restituzione
Papa Wojtyla nel 2000, anno del Grande Giubileo, è andato in pellegrinaggio a Gerusalemme e ha infilato in una fessura del Muro del Pianto un foglio con scritta una blanda richiesta a Dio di perdono per il comportamento discriminatorio ultramillenario dei cristiani nei confronti degli ebrei. In occasione del pellegrinaggio del Papa il Vaticano chiese al governo israeliano la restituzione della proprietà del Cenacolo, ma non ebbe risposta. Sei anni prima, cioè nel 1994, il Vaticano aveva iniziato a stabilire rapporti diplomatici con lo Stato di Israele, decisione coraggiosa, che poteva porre in difficoltà i cristiani nel mondo arabo, voluta da Wojtyla. Che è morto, nel 2005, senza che fosse terminata la trattativa infinita riguardante lo status della Chiesa in Israele.
Nel 2009 e nel 2014 ad andare in pellegrinaggio a Gerusalemme e a chiedere la restituzione del Cenacolo sono stati Papa Benedetto XVI e il suo successore Papa Francesco. E la motivazione del no che hanno ricevuto tutti lascia francamente sbigottiti, se non indignati. Il succo del diniego è stato infatti il seguente: “L’immobile del quale fa parte il Cenacolo è da tempo proprietà di una famiglia palestinese. Poiché non è chiaro chi siano e dove si trovino attualmente i membri di tale famiglia non sappiamo a chi rivolgerci”. Con tutte le espulsioni e deportazioni di palestinesi anche da Gerusalemme e con tutte le confische di loro immobili anche a Gerusalemme la motivazione israeliana appare francamente alquanto pretestuosa.
Prevedendo il rifiuto, il vicario patriarcale di Gerusalemme, monsignor Shomali, in occasione del pellegrinaggio di Papa Francesco ha chiesto meno: “Non domandiamo la sovranità, ma solo di potervi venire e pregare liberamente”.
Pochi mesi dopo il pellegrinaggio di Papa Benedetto XIV i fanatici israeliani hanno rincarato la dose: sui muri della basilica della Dormizione vicini al Cenacolo sul monte Sion è comparsa anche la scritta ‘MORTE AI CRISTIANI!’. Inoltre un gruppo di ebrei ultraortodossi è addirittura entrato nel Cenacolo per occuparlo cacciando i fedeli cattolici presenti. E mentre a Roma in previsione del pellegrinaggio del Papa ci si incontrava tra prelati vaticani e una delegazione di israeliani per discutere del ritorno alla Chiesa cattolica del Cenacolo e di altri luoghi ritenuti sacri, il viceministro degli Esteri e capo della delegazione israeliana, Daniel Ayalon, prima e dopo l’incontro romano ha dichiarato che “Israele non rinuncerà alla proprietà del luogo dell’Ultima Cena o ad altri luoghi santi sotto la sua diretta sovranità”.
Una disputa ancora aperta tra religione e politica
A complicare la faccenda c’è, come abbiamo visto, la convinzione degli ebrei israeliani che al piano terra dell’edificio del Cenacolo ci sia la tomba di re Davide. Convinzione per la quale il locale al piano terra è stato trasformato in sinagoga. In un angolo della quale un panno blu steso sul pavimento copre quella che si ritiene sia la sepoltura del re Davide.
Quale sia ancora oggi la situazione del contendere sul Cenacolo lo ho spiegato nel 2009 in un’intervista il monsignore francescano, nato in Israele da famiglia ebraica, docente di Diritto Canonico presso la Pontificia Università Antonianum David Maria Jaeger. In estrema sintesi: “I cattolici attendono la restituzione del Cenacolo”. Concetti ribaditi in un video nel settembre 2021.
A favore della restituzione del Cenacolo si è espresso con chiarezza nel 2014 perfino il rabbino David Rosen, direttore internazionale per gli affari interreligiosi dell’American Jewish Committee. Rosen afferma senza peli sulla lingua che “l’atteggiamento di Israele verso il Vaticano è oltraggioso” perché non rispetta gli accordi firmati con il Vaticano nel ’94 quando sono stati varati i rapporti diplomatici tra i due Stati.
