Il brutto fallimento degli accordi in Iran. E intanto Meloni dà una lezione di stile ai russi (Fonte Ansa) - Blitz Quotidiano
Si parla di un rinvio della tregua, ma l’accordo, o presunto tale, è stato un vero e proprio fallimento se ad Islamabad non sono andate le due delegazioni. Una a Washington, l’altra a Teheran come se nulla fosse. Una guerra dei nervi per vedere chi molla per primo. È questo l’atteggiamento da tenere quando il mondo intero teme un conflitto che potrebbe avere conseguenze disastrose? È inutile chiederselo perché i padroni del vapore sono loro e sono loro che decidono infischiandosene di quel che paventano milioni di persone. Due parole per giustificare il “niet”, poi il silenzio assoluto.
Come si può definire questo flop? Sul perché le tesi sono diverse: l’Iran non vuole il blocco navale degli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz; Trump teme il nucleare degli avversari. Così, si può andare avanti per mesi se non si trova un punto d’incontro, un denominatore comune che possa essere bene accetto dagli uni e dagli altri.
Siamo in una fase di stallo, non si può prevedere quando finirà. Dipende dalle diavolerie del tycoon o dalla dittatura di un Paese, i cui grandi esponenti non gradiscono la parola democrazia. La stessa che non piace alla Russia di Putin che, non dimentichiamolo, è l’erede dell’URSS di Stalin. Così chiunque predichi un ritornello del genere non è bene accetto. Giorgia Meloni diventa un traditore, una carogna fascista, una vergogna della razza umana. Infine, la ciliegina sulla torta: “Una puttameloni”.
Eccole le parole pronunciate da un conduttore della tv di Mosca, un vassallo di Putin, il quale gli fa dire ciò che più gli aggrada. Quindi se Vladimir Solovyov se n’è uscito con quelle espressioni vuol dire che è come se le avesse pronunciate il leader di quella Nazione. In che modo rispondere? Ha fatto bene la nostra premier a limitarsi ad una sola espressione: “Non abbiamo padroni”. Niente altro. Come se quelle frasi le fossero scivolate addosso senza nemmeno sfiorarla.
Ad onor del vero bisogna aggiungere che l’indignazione politica è stata totale: Elly Schlein e Giuseppe Conte, sbalorditi, hanno offerto alla Meloni piena solidarietà. “Attaccare il presidente del consiglio italiano vuol dire attaccare il nostro Paese”, sostiene la segretaria del Pd. Giuseppe Conte ha lo stesso comportamento senza se e senza ma. Perfino San Angelo Bonelli si pronuncia a favore della “sua nemica”. Forse lo ha fatto dopo essersi turato il naso (come insegnava Indro Montanelli quando si doveva votare per la Dc).
Fra tanto fragore nemmeno una parola dalle femministe anche se la premier è una donna come loro. Però, andare oltre la passione ideologica non si può. Immaginiamo che cosa sarebbe successo se quegli stessi epiteti fossero stati rivolti ad una pasionaria della sinistra. Ad esempio (ma è solo un esempio) a Laura Boldrini. Le strade e le piazze di molte città italiane sarebbero state invase per giorni con striscioni di pari volgarità.
È un vezzo tipicamente nostrano: quando vedi e ascolti un talk show non puoi essere informato, ma solo coinvolto in una rissa verbale che non è degna di una informazione con la I maiuscola. Così si fa a gara ad esser presenti dinanzi al piccolo schermo, la gloria della pubblicità non può essere respinta, pure se alla fine non si è capito chi sono i Guelfi o i Ghibellini. Telemeloni, Telekabul diventano improperi ed accuse ben precise. In specie quando in alcune trasmissioni si esagera e finisce nel tritacarne pure la difesa del nostro Paese. In tal modo il nazionalismo va a farsi benedire.
Avviene che dopo la premier vadano in tv da Fedez pure Matteo Renzi e Roberto Vannacci. Per un voto in più si fa questo e altro. Alzare la voce o rimanere muti come ha fatto il numero uno di Futuro nazionale di fronte alle volgarità di Vladimir Solovyov. Certo, se si dovesse assegnare un simile palmares questo andrebbe dato sicuramente al leader di Italia Viva che presto esordirà in teatro interpretando la parte di Barack Obama.
È una moda quella di appartenere alla famiglia dei radical chic: essere certamente di sinistra, ma portare borse di Vuitton o scarpe da 1500 euro al paio. E apparire magari con tanto di foto su settimanali tipo Vanity fair. Il sessismo diventa inaccettabile, come sono le norme sulla sicurezza su cui si sta scatenando una dura battaglia in Parlamento. Gli avvocati che percepiscono una parcella quando aiutano gli immigrati irregolari a tornarsene a casa sono fuori legge perché il principio è anticostituzionale? Chissà? Il dibattito è aperto, vogliamo solo ricordare che il patrocinio a favore di coloro che vogliono restare in Italia costa al nostro Paese circa 70 milioni ogni anno.
