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La crisi carburante colpisce il traffico aereo proprio mentre si avvicina il periodo delle vacanze. Lufthansa, la compagnia tedesca che ha acquistato Ita, ha annunciato una drastica riduzione dei voli a causa della carenza di carburante. Fino a ottobre verranno cancellati 20mila voli a corto raggio, la maggior parte dei quali operati dalla controllata regionale Cityline. La compagnia punta a ottimizzare l’offerta estiva attraverso i propri sei hub di Francoforte, Monaco, Zurigo, Vienna, Bruxelles e Roma. Ulteriori aggiustamenti sulla pianificazione a medio termine sono attesi tra fine aprile e inizio maggio.
Ryanair: “Nessuna certezza di avere il carburante a giugno”
Anche l’amministratore delegato di Ryanair Michael O’Leary ha parlato della situazione carburante spiegando che l’unica possibile area a rischio mancanza in Europa sarebbe la Gran Bretagna dato che Londra “prende il combustibile dal Kuwait”. “In questo momento – ha argomentato O’Leary – le compagnie petrolifere dicono che non ci saranno rischi di approvvigionamento durante maggio, ma non siamo sicuri per quanto riguarda giugno”.
Il manager ha spiegato che “finché questa guerra in Medio Oriente si protrae e Trump continua a gestirla malamente, sicuramente i prezzi non vincolati dei carburanti rimarranno più alti”. A suo dire, per quanto riguarda i paesi europei ad esclusione della Gran Bretagna, “non ci saranno rischi sicuramente a maggio e probabilmente a giugno perché si riforniscono di carburante dalla Norvegia, dall’Africa Occidentale, dagli Stati Uniti e dalla Russia, anche se non si può dire”.
Ryanair, sul fronte dei costi, al momento parte avvantaggiata dato che ha bloccato l’80% del carburante a 67 dollari al barile fino al 2027. A preoccupare O’Leary è però il restante 20% che sta subendo impennate vertiginose: dai 74 dollari di febbraio e marzo, ai 150 dollari di aprile e maggio. Un aumento che nel solo mese di aprile è costato all’azienda 50 milioni di dollari extra. Se la situazione non dovesse migliorare e il prezzo rimanesse bloccato a 150 dollari al barile per 12 mesi, il costo sarebbe di 600 milioni, ha spiegato il ceo. Previsioni che si ripercuotono già da ora sul mercato azionario, con le azioni di Ryanair scese da 32 a 25 euro da quando Trump ha cominciato a bombardare l’Iran.
Questo balzo in alto del prezzo del petrolio, al di là se ci saranno forniture disponibili per tutti oppure no, sta provocando una forte crisi tra i vettori. O’ Leary ha citato due compagnie, Wizz Air e Air Baltic, dicendo che “tra settembre e novembre potrebbero fallire”.
Anche in Spagna si teme che finiscano le scorte di carburante
Anche in Spagna si teme che manchi il carburante già da giugno. Per questa ragione le compagnie petrolifere spagnole stanno lavorando per evitare carenze per i voli in vista dell’estate con forniture garantite anche a giugno, ossia da quando cresce la domanda turistica. Ma lo scenario di incertezza si aggrava e le principali raffinerie Repsol, Moeve e BP stanno provando ad aumentare la produzione e le importazioni per compensare gli eventuali cali degli approvvigionamenti esteri che coprono circa il 20% della domanda. Restano tuttavia pressioni sui prezzi e la difficoltà di previsione nel medio termine.
Ci sono rimborsi per chi resta a casa?
Ma si può essere rimborsati nel caso si resti a terra per mancanza di carburante? Della questione ha parlato Bruxelles chiarendo che il solo aumento dei prezzi del carburante non giustifica il mancato risarcimento per voli cancellati. Per la Commissione è “la carenza di carburante” l’unica “circostanze straordinaria” che può esonerare le compagnie dall’obbligo di compensazione, anche se l’Ue non ritiene ancora raggiunta questa soglia, pur monitorando possibili effetti “catastrofici” legati allo Stretto di Hormuz.
La nuova geografia del turismo
Al di là dei prezzi del carburante e dei problemi di approvvigionamento, sul fronte viaggi sta pesando e di molto la guerra in Iran. A soffrire turisticamente sono le destinazioni in Medioriente, soprattutto Egitto e Turchia. Non va bene neanche il Nord America con un calo delle prenotazioni dei voli dall’Europa verso gli Stati Uniti del 15,34% su base annua e dell’11,19% dagli Usa all’Europa. In Italia si teme ora che ci possa essere un vistoso calo del turismo statunitense in località da sempre amate dai turisti Usa come il Lago di Garda. Cresce invece il turismo di prossimità, con sempre più italiani che scelgono di restare nel loro paese o di viaggiare in crociera o in Europa.
