(Foto Ansa)
Il commerciante più furbo è quello che riesce a trasferire un’azienda in perdita facendosi pagare gli utili sperati futuri. Senza voler essere blasfemi, i venditori più abili nella storia dell’uomo sono stati i sacerdoti che si facevano lasciare immensi patrimoni con la promessa del paradiso. Sia chiaro: l’imprenditore è un “innovatore” che distrugge le vecchie strade per aprirne di nuove. Anche lo scienziato che fa una scoperta contribuisce alle ricerche ed ai risultati altrui.
Non è di questi personaggi benefici, dei Ford, dei Bill Gates o degli Elon Musk che bisogna avere paura, ma degli “imbonitori” che ti vendono fumo. Ricorre alla tecnica dell’imbonitore il tecnico prestato alla politica che si impossessa del palcoscenico elettorale ed espone ai presenti (che ignorano in modo assoluto la materia trattata) i principi che devono stare alla base di una “seria riforma”.
Farò alcuni esempi esplicativi di questo fenomeno, partendo dal mondo degli affari. Qualche anno fa, mi venne richiesto di elaborare un piano industriale di risanamento di un’impresa guidata da un amministratore, giovane ed intraprendente, con un ruolo importante nell’associazione di categoria, con due lauree e alcuni master, grande oratore nei convegni. L’azienda stava perdendo da anni e non falliva grazie alle firme di garanzia dell’azionista unico che era anche il padre di questo “brillante” decisore economico. L’imprenditore era sicuro di realizzare elevati “utili futuri”. Nessuno aveva tuttavia previsto che entrassero sul mercato nuovi “competitori” in grado di realizzare lo stesso prodotto a metà prezzo.
Proposi allora un DASPO (cioè il divieto di Accedere presso l’Azienda, simile a quello che si applica ai tifosi scalmanati): il “rampollo” di famiglia avrebbe mantenuto il compenso ma non doveva più mettere piede in fabbrica. Nel giro di poco tempo, la società si riprese e furono salvati trecento posti di lavoro. Il tratto distintivo di questo modo di fare impresa è che i soldi andati perduti sono di un “privato” che sbaglia le previsioni.
Vi racconto ora il più grandioso “buco nero” della storia economica moderna, posto interamente a carico dei contribuenti europei, reso possibile dalla commistione tra politica e finanza. Allo stesso modo del menzionato “figlio di papà” si sono comportati gli uffici studi di Bruxelles, quando hanno deciso di ripartire le quote di produzione dell’acciaio tra i diversi paesi membri, hanno previsto di costruire le auto elettriche, di rottamare le centrali a carbone e di avvicendare gas e petrolio con l’energia pulita.
Questi innovatori pensavano che il green-business avrebbe creato investimenti, aziende e figure tecniche che dovevano sostituire il “vecchio”. Il “nuovo” è effettivamente subentrato, solo che le nuove imprese, i nuovi tecnici, i nuovi detentori delle materie prime necessarie a produrre i nuovi beni, non erano europei ma cinesi. La scelta più saggia doveva essere quella di abbandonare il patrimonio industriale con gradualità, dando un’occhiata a cosa stava accadendo nel resto del mondo.
Pedro Sanchez ha omesso di informarci che i pannelli solari sui quali è basata la politica green degli spagnoli, sono prodotti in Cina. La recente visita del capo di governo iberico alla corte di “XI” ha sancito il primo episodio di vassallaggio economico europeo verso l’impero cinese. Verdi e 5 Stelle stanno lavorando per gli italiani in questa stessa direzione. I Verdi tedeschi hanno dimenticato che il gasdotto con la Russia è stato approvato proprio da loro: che senso aveva investire miliardi di euro se l’obbiettivo era quello di sostituire il fossile con il solare e l’eolico?
In Italia, i trasporti dei prodotti avvengono su “gomma”, grazie alle scelte di numerosi governi e per la morfologia del nostro territorio: come li facciamo circolare i camion, forse con vele eoliche? I “super tecnici” europei avevano decretato di mettere fuori legge i siti inquinanti ma non avevano previsto che la loro sostituzione richiedeva investimenti a lungo termine che “pesavano” sul costo dei prodotti e che i “vecchi impianti” andavano a finire ai concorrenti indiani.
Questi naif allo sbaraglio non avevano previsto che sarebbe diventato conveniente importare acciaio anziché produrlo e le ricadute delle loro scelte rispetto all’occupazione. Siamo stati guidati per oltre trent’anni da “idiot savants”, abili nella tecnica ma del tutto ignari dei problemi economici reali. L’ideologia green non è il frutto di scelte politiche come si vuole far credere: i partiti di quest’area sono sempre stati al servizio della grande finanza.
La storia del movimento ecologista rappresenta un esempio del rapporto sottostante tra valori e interessi. Le varie organizzazioni europee dei Verdi furono propiziate dalle fondazioni legate a compagnie petrolifere. Uno dei principali finanziatori fu Robert O. Anderson, allora presidente della ARCO, una società impegnata nello sfruttamento del petrolio britannico nel Mare del nord. In quegli anni Anderson era il proprietario del settimanale “Observer” di Londra e presidente dell’Aspen Institute. I più grandi inquinatori cercavano una legittimazione etica per realizzare il business ambientale e per produrre impianti di smaltimento dei rifiuti o di depurazione delle acque.
Non intendo concludere che queste iniziative siano state deleterie in assoluto, anzi. Rilevo solo che ogni scelta economica ha un senso se viene universalmente applicata. Quando i due terzi dei paesi del mondo continuano ad inquinare la Terra, la decisione di creare un’oasi “ecologica” diventa “fine a sé stessa” e suicida. Tanto più se i relativi investimenti sono posti a carico delle casse erariali. Lo sapevate che le pale eoliche sono state costruite su brevetti cinesi e pagate quasi interamente con i contributi pubblici distolti alla sanità e alla previdenza?
La “previsione” che attraverso l’energia pulita si potesse fare a meno dei paesi petroliferi e del nucleare, non è certo stata “illuminata”. Fino ad oggi non esiste Nazione il cui sistema industriale “giri” grazie al sole e al vento: ne riparleremo tra un secolo o due.
Il grande beneficiario del business relativo alle auto elettriche a suo tempo progettate da europei e americani, è stato la Cina, che le ha prodotte a metà prezzo giocando sul fattore “tempo”.
Questo paese non si è mai preoccupato di dimostrare i benefici “ecologici” del prodotto: ha individuato il mercato e l’ha conquistato, tenendo separati i Valori dagli interessi. Non c’è stato bisogno di fondare il partito degli ecologisti. I dirigenti cinesi affermano che nella scala dei Valori possiamo mettere in prima fila la religione, la cultura, la sicurezza sociale, la salute, il volontariato, i diritti civili. Ma sanno che senza la “finanza” non puoi erigere chiese e mantenere i sacerdoti, non puoi inviare contributi ai paesi in via di sviluppo, non puoi costruire ospedali e teatri lirici o di prosa, mantenere le forze di sicurezza e il sistema giudiziario. Alla fine, scoprirai sempre che l’economia sta al primo posto. Ogni altra considerazione è ritenuta “demagogica”.
Vediamo cosa accade in Italia in materia di “demagogia”. Prevedere in Costituzione che ripudi gli eserciti e le armi, è certamente cosa bella e di alto valore etico. A condizione che non vi siano nazioni che costruiscono ogni giorno missili, droni e bombe atomiche.
La sanità pubblica è considerata un diritto di tutti i cittadini. Tuttavia, l’art. 32 della nostra Costituzione prevede cure gratuite nei confronti dei soli “indigenti”. In altre parole, le persone con un reddito decoroso devono rivolgersi ai medici pagati a parcella come qualsiasi libero professionista.
Il vero business non è quello delle cliniche private, ma la pretesa “Bindiana” che debba essere lo Stato a farsi carico delle cure di tutta la popolazione che aumenta ogni giorno per via dell’immigrazione. Un Diritto che i cittadini dei paesi più ricchi del nostro, come gli Usa, non possono permettersi.
Il decreto sicurezza discusso in questi giorni prevede un compenso per l’avvocato che incentiva il rimpatrio dello straniero “assistito”. Urla indignate dell’opposizione e della categoria forense. Bisogna ricordare a queste anime belle la singolare scelta di campo degli avvocati (che i colleghi definivano i “collaborazionisti”), i quali vantavano particolari rapporti con la procura milanese e ottenevano facili scarcerazioni per il solo fatto di convincere i clienti a denunciare altri imprenditori o leader politici.
“Mani pulite”, il trauma inutile che ha distrutto le industrie pubbliche a danno della classe operaia, non sarebbe stato possibile senza quella pagina buia dell’avvocatura italiana. Ci avevano promesso che la rivoluzione delle procure avrebbe risanato il mondo della politica e degli affari e che la Giustizia e il Diritto avrebbero trionfato. Mi pare che siamo al punto di prima.
Dalle inchieste su “Equalize” alla rete clandestina “Squadra Fiore”, riemerge un sistema opaco fatto di dossieraggi, appalti miliardari, spionaggio illecito e collusioni tra apparati dello Stato e interessi privati, mentre il controllo democratico sui servizi segreti continua a restare una finzione . Secondo Voi, se un funzionario dei “Servizi” può scegliere tra l’impiegare le ore 4 d’ufficio in attività dovute oppure a fabbricare dossiers da utilizzare per far carriera e denaro, come si comporterà?
Il fatto strano è che ci si continui a stupire delle ricorrenti “deviazioni”. Il diritto di tutelare sulle piazze gli interessi di ogni categoria sociale, va accettato come “costo della democrazia”. Anche le manifestazioni leghiste per la “Remigrazione” e le reazioni di piazza dei Centri sociali, rappresentano iniziative ritenute necessarie per la ricerca di consenso elettorale.
Una cosa non accetto: la demagogia. Se, a seguito del blocco dei trasporti, di reiterati episodi di “disordine” pubblico, di antiamericanismo diffuso, i turisti e gli investitori esteri scappano e gli stessi italiani portano i capitali in Svizzera, non sarà stata colpa di un destino cinico e baro. I seminatori “democratici” di violenza e disordine delegittimano il governo in carica e autorizzano un saltimbanco russo a lanciare epiteti sessisti contro la Meloni.
