I cartelli mostrati dall'opposizione durante il voto per il Dl Sicurezza (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Dopo una maratona durata due giorni, il decreto sicurezza è stato convertito in legge. L’aula della Camera l’ha approvato con 162 voti favorevoli e 102 contrari ed un astenuto. Il testo è passato dopo la fiducia e nemmeno dopo un’ora il Consiglio dei ministri ha approvato con una seduta durata 11 minuti un nuovo decreto legge con disposizioni urgenti in materia di rimpatri volontari assistiti. Ad essere stata modificata è la tanto contestata norma sull’incentivo economico agli avvocati. Il nuovo decreto legge ha corretto l’articolo 30 bis del decreto sicurezza, è stato subito approvato dalla Camera e convertito in legge.
Nella nota di palazzo Chigi si legge: “Il testo apporta alcune modifiche alle norme in materia di rimpatri volontari assistiti (rva) introdotte in sede di conversione del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23. Le nuove norme agiscono in particolare sulla disciplina relativa ai soggetti che possono fornire assistenza al cittadino straniero nella presentazione della richiesta di partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito e, di conseguenza, ricevere il compenso di circa 615 euro legato a tale prestazione”.
Il Governo puntualizza che “l’ampliamento si realizza attraverso l’eliminazione della specifica che tale assistenza debba essere fornita esclusivamente ad opera di un avvocato. Inoltre, si subordina la corresponsione del compenso alla conclusione del procedimento amministrativo e non più all’esito della partenza del migrante. Infine, si sopprimono le parti del testo che fanno riferimento al Consiglio nazionale forense indicandolo come uno dei soggetti con i quali il ministero dell’Interno collabora per realizzare i programmi di rimpatrio volontario assistito e al quale è attribuita la funzione di ripartizione del compenso spettante per l’opera prestata a favore dello straniero rimpatriando. Di conseguenza, si prevede che con decreto del ministro dell’Interno saranno definiti anche i criteri per l’individuazione dei rappresentanti che possono svolgere l’attività di assistenza al rimpatrio e per la corresponsione del relativo compenso”.
L’opposizione canta Bella Ciao
Ad inizio aula alla Camera e prima del voto finale del decreto sicurezza le opposizioni hanno cantato Bella ciao battendo le mani, mostrando la Costituzione e dei cartelli con la scritta “La nostra sicurezza è la Costituzione”. Riccardi Ricciardi del Movimento 5 stelle ha poi preso la parola per augurare “buon 25 aprile” citando tutti i luoghi della resistenza. La capogruppo del Pd Chiara Braga è intervenuta nell’aula della Camera con il fazzoletto dell’Anpi al collo.

Al canto dei partigiani ha replicato Gianfranco Rotondi, democristiano eletto nelle file di Fratelli d’Italia, ribattendo: “Questo centrodestra non deve subire nessun esame sul 25 Aprile. Voi cantate per dividere”. Parole accolte con applausi fragorosi nei deputati del centrodestra e contestate rumorosamente nei banchi opposti.
Fratelli d’Italia e Lega divise sul 25 aprile. E anche l’opposizione canta l’Inno d’Italia
In aula si è consumata una netta spaccatura tra la Lega e Fratelli d’Italia sul 25 aprile. A raccontarlo passaggio per passaggio è Conchita Sannino su Repubblica: “Primo passaggio, la deputata leghista, Laura Cavandoli, che dice: ‘Il 25 aprile non è la festa della sinistra ma dell’Italia liberata, di chi partecipò alla Liberazione, delle donne protagoniste delle staffette partigiane’. Sorpresa: applausi scrocianti da sinistra, e gelo dai meloniani che restano immobili e fermi. Secondo passaggio: l’opposizione reagisce alle parole di Rotondi, ‘sinistra mozzaorecchie’ e qualche leghista plaude quando Magi dice ‘solo la fiamma tricolore continua a celebrare la sua sconfitta’. Terzo passaggio: i meloniani intonano l’inno nazionale pensando di opporlo al ‘Bella ciao’ di poco prima della sinistra, invece le opposizioni cantano e gli unici a tacere sono i leghisti. Restano addirittura seduti al banco: Salvini, Piantedosi e Molteni. Mentre si alzano i sottosegretari Siracusano e Mazzi”.
Al termine della seduta, il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, rispondendo a chi gli domandava perché quando in Aula alla Camera è stato intonato l’inno è rimasto seduto come gli altri esponenti della Lega, ha detto: “Siamo qua per il decreto sicurezza, non è un festival canoro. Rispetto l’inno nazionale ma quelli cantano Bella ciao, mi sembra una mancanza di rispetto”.
