Caso ricina, nuovi dubbi sul duplice avvelenamento: flebo sospette e l’ipotesi della doppia esposizione (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Bastano poche parole pronunciate fuori dalla Questura di Campobasso per riaccendere interrogativi su uno dei casi più inquietanti degli ultimi mesi. “È stato un fatto accidentale”, ha dichiarato Maria, madre di Laura Di Vita, cugina del marito e papà delle due vittime, al termine di tre ore di interrogatorio. Una frase che non chiarisce, ma semmai alimenta i dubbi su quanto accaduto nel caso del duplice avvelenamento da ricina che ha causato la morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.
Alla domanda cruciale — come la ricina sia finita in casa — la risposta resta un secco: “Non lo so”. Un vuoto che pesa nelle indagini, mentre resta poco chiaro anche il motivo dei doppi interrogatori che hanno coinvolto i familiari.
La Squadra Mobile, coordinata da Marco Graziano, continua a lavorare ascoltando decine di persone tra parenti e conoscenti, con l’obiettivo di chiudere il cerchio su una vicenda ancora piena di zone d’ombra.
Uno degli elementi che alimenta l’ipotesi di un duplice omicidio premeditato riguarda proprio la natura della sostanza usata. La ricina è un veleno raro, difficile da gestire e da rintracciare nel tempo. Secondo gli investigatori, chi l’ha impiegata avrebbe agito con consapevolezza.
C’è poi un dettaglio ritenuto decisivo: la ricina sarebbe stata rilevata nei corpi delle due vittime, ma non in quello di Gianni. Una differenza che complica ulteriormente il quadro e rende più difficile ricostruire dinamiche e responsabilità.
L’ipotesi della doppia esposizione e il nodo della cena del 23 dicembre
Tra le piste valutate dagli inquirenti prende forza l’ipotesi di una doppia esposizione al veleno. Una ricostruzione che trova spazio anche nelle valutazioni della difesa e che si concentra su due momenti distinti.
Il primo risalirebbe alla cena del 23 dicembre consumata nell’abitazione di famiglia, dove erano presenti Gianni, Antonella e Sara. Un dettaglio ritenuto non secondario è l’assenza della figlia maggiore Alice, elemento che ha attirato l’attenzione investigativa.
Il cellulare della ragazza è stato sequestrato e sottoposto ad accertamenti tecnici, nel tentativo di ricostruire contatti, spostamenti e possibili elementi utili alle indagini. Secondo questa ipotesi, il primo contatto con il veleno potrebbe essere avvenuto proprio in quella circostanza. Ma non sarebbe l’unico episodio sotto osservazione.
Il secondo possibile momento di esposizione si collocherebbe il 26 dicembre, quando le condizioni di madre e figlia si aggravano e scatta il ritorno in ospedale. Ed è qui che emerge uno dei passaggi più controversi dell’intera vicenda.
Flebo a domicilio, prove da cercare e verità ancora lontana
Tra Natale e il ricovero definitivo si inserisce il capitolo delle flebo somministrate a domicilio, un elemento che gli investigatori stanno approfondendo con particolare attenzione.
Secondo quanto emerso, a Santo Stefano un conoscente con competenze sanitarie avrebbe praticato infusioni endovenose in casa. Le flebo sarebbero state confermate, ma restano senza risposta domande cruciali: chi le ha preparate, quali sostanze contenessero e se possano avere avuto un ruolo nell’intossicazione.
La casa dei Di Vita, già sotto sequestro, sarà oggetto di nuovi rilievi della Scientifica. Gli investigatori, però, temono che eventuali prove materiali — comprese possibili sacche per infusioni — possano essere già scomparse.
Sul fronte giudiziario, la difesa dei cinque medici inizialmente indagati insiste sull’assenza di responsabilità sanitarie, sostenendo che l’attenzione vada concentrata su altre possibili fonti di contaminazione.
Intanto si allungano i tempi per l’autopsia. Gli esiti, attesi inizialmente entro fine aprile, arriveranno con circa un mese di ritardo a causa della complessità degli accertamenti tossicologici e medico-legali.
Ed è proprio questo a confermare quanto il caso resti ancora lontano da una soluzione. Tra interrogatori, ipotesi di doppia esposizione e il mistero delle flebo, la verità appare ancora sfuggente.
