Festa della Mamma: quando si celebra quest'anno e perché la data cambia sempre (blitzquotidiano.it)
C’è una domanda che ogni anno torna puntuale: quando si festeggia la Festa della Mamma? A differenza di altre ricorrenze, non esiste un giorno fisso, e questo crea spesso un po’ di confusione.
Nel 2026, la Festa della Mamma cadrà domenica 10 maggio. Una data che cambia ogni anno perché segue una regola precisa: si celebra sempre la seconda domenica di maggio. Questa scelta non è casuale e racconta molto di come è cambiato il modo di vivere questa giornata nel tempo.
Quando cade la Festa della Mamma 2026 e come funziona la data mobile
La variazione dipende dal fatto che non si tratta di una data fissa nel calendario, come il Natale il 25 dicembre o il Capodanno il primo gennaio, ma di una festività mobile, che si sposta di anno in anno seguendo una regola semplice: sempre la seconda domenica del mese di maggio.
Nel calendario esistono due grandi categorie di ricorrenze. Quelle fisse, ancorate a una data precisa indipendentemente dal giorno della settimana in cui cade, e quelle mobili, che invece si spostano seguendo criteri diversi. La Pasqua è l’esempio più noto di festività mobile nel calendario italiano, legata al ciclo lunare e all’equinozio di primavera. La Festa della Mamma appartiene alla stessa categoria delle festività mobili, anche se il suo spostamento non dipende da calcoli astronomici ma da una scelta pratica precisa: anchorarla alla domenica rende più facile per le famiglie riunirsi, festeggiare insieme, organizzarsi senza i vincoli di una giornata lavorativa.
Questo sistema, adottato dall’Italia nel 2001, sostituisce quello precedente in cui la Festa della Mamma aveva una data fissa: l’8 maggio. Per quasi mezzo secolo le mamme italiane erano state celebrate in quel giorno, collegato alla commemorazione cattolica della Madonna del Rosario di Pompei. Poi le cose sono cambiate, e il motivo è più prosaico di quanto si possa immaginare.
Perché in Italia si è passati dall’8 maggio alla seconda domenica di maggio

Il cambiamento del 2001 non è stato casuale né indolore. Per decenni l’8 maggio aveva rappresentato per gli italiani la data della Festa della Mamma, un appuntamento fisso nel calendario emotivo delle famiglie. Ma l’8 maggio può cadere in qualsiasi giorno della settimana: un lunedì, un giovedì, un sabato. E festeggiare la mamma in un giorno feriale, quando c’è lavoro, scuola, i ritmi abituali che non si interrompono, era diventato sempre più complicato per molte famiglie.
La soluzione è arrivata guardando a quello che già facevano altri paesi. Gli Stati Uniti avevano adottato la seconda domenica di maggio come data della Festa della Mamma sin dai primissimi anni del Novecento. Lo stesso modello era stato seguito in Giappone, Australia, Canada e in molti altri paesi di cultura anglofona. Allinearsi a questo standard internazionale significava anche scegliere automaticamente una domenica, il giorno della settimana in cui le famiglie sono più libere di stare insieme, festeggiare, pranzare insieme, creare quei momenti condivisi che sono il cuore di questa ricorrenza.
Da quel momento in poi la Festa della Mamma in Italia ha iniziato a spostarsi ogni anno, seguendo il ritmo del calendario domenicale di maggio. Una decisione pragmatica, forse un po’ prosaica per una ricorrenza così carica di significato emotivo, ma che ha reso la celebrazione più accessibile e più partecipata per milioni di famiglie italiane.
Le origini antichissime di una celebrazione moderna
La storia della Festa della Mamma affonda le radici molto più lontano di quanto la maggior parte delle persone immagini. Molto prima che qualcuno pensasse di dedicare una domenica di maggio alle mamme, le civiltà antiche avevano già elaborato riti e cerimonie dedicate alla figura materna, anche se in una forma molto diversa da quella che conosciamo oggi.
Nell’antica Grecia esisteva il culto di Rea, la dea madre per eccellenza, considerata la madre di tutti gli dei dell’Olimpo. Le cerimonie in suo onore avvenivano ogni anno con feste e sacrifici che celebravano non tanto la singola madre individuale ma il principio materno nella sua dimensione cosmica, la fertilità, la creazione, la forza generatrice della vita. I Romani avevano una tradizione analoga con Cibele, la Grande Madre frigia che Roma aveva adottato come propria divinità, festeggiata ogni anno in primavera con cerimonie che mescolavano devozione religiosa e gioia popolare.
Il filo che collega queste celebrazioni antiche alla moderna Festa della Mamma non è diretto, ma è reale: in tutte le culture umane, in epoche diverse e con forme diverse, la figura materna ha occupato un posto speciale nel calendario rituale e festivo, quasi come se il riconoscimento del debito verso chi ci ha generati fosse un bisogno universale che si esprime inevitabilmente in qualche forma di celebrazione collettiva.
La Festa della Mamma nell’Italia del fascismo
Il primo tentativo di istituzionalizzare in Italia una giornata dedicata alle madri risale al regime fascista, e il suo contesto ne spiega immediatamente la natura molto diversa dalla ricorrenza sentimentale che conosciamo oggi. Il 24 dicembre 1933 si celebrò per la prima volta la Giornata Nazionale della Madre e del Fanciullo, un’iniziativa fortemente voluta dal regime di Mussolini con obiettivi che mescolavano retorica ideologica e politica demografica.
L’idea era quella di premiare le madri italiane, con un’enfasi particolare su quelle che avevano avuto molti figli. Il regime aveva un interesse diretto nell’incremento della natalità, e questa giornata serviva anche a trasmettere un messaggio preciso sulla funzione sociale della donna: madre di tanti figli, pilastro della famiglia, strumento della crescita demografica della nazione. Una celebrazione, quindi, che aveva ben poco a che fare con il riconoscimento personale e affettivo che oggi associamo alla Festa della Mamma.
Questo precedente storico non ha lasciato tracce nella ricorrenza attuale, che è nata da premesse completamente diverse qualche decennio dopo, con un’ispirazione culturale e religiosa che non ha nulla a che vedere con la retorica fascista.
Come è nata la Festa della Mamma moderna: Brescia, 1952
La Festa della Mamma come la viviamo oggi, con i disegnini dei bambini, i fiori, i pranzi in famiglia e i regali avvolti nella carta colorata, nasce da un’iniziativa molto concreta avvenuta a Brescia nel 1952. Protagonista è Emma Lubian Missiaia, direttrice della Scuola Civica Angela Contini, che decise di organizzare per i suoi alunni una giornata speciale dedicata alle loro madri.
L’idea era semplice e potente: i bambini avrebbero preparato con le proprie mani dei piccoli pensieri, dei disegnini, dei biglietti, da portare a casa alle mamme come segno di affetto e riconoscimento. Non era un regalo comprato in un negozio, non era un gesto orchestrato da adulti: era qualcosa che veniva direttamente dalla creatività e dall’amore dei bambini, e che per questo aveva un peso emotivo tutto particolare.
Quella prima celebrazione bresciana si è rapidamente diffusa in tutta Italia, e il gesto dei bambini che portano a casa i loro lavoretti per le mamme è sopravvissuto fino ad oggi in tutte le scuole italiane, uno dei rari rituali collettivi che attraversano le generazioni senza perdere la propria forza. Chiunque sia stato bambino in Italia negli ultimi settant’anni ricorda quella sensazione di portare a casa qualcosa di fatto con le proprie mani, con la certezza assoluta che sarebbe piaciuto, che sarebbe stato appeso sul frigorifero o conservato in un cassetto.
Il collegamento con il mese di maggio e la Madonna
La scelta di collocare la Festa della Mamma in maggio non è casuale nemmeno nella sua versione moderna. Maggio è tradizionalmente nel calendario cattolico il mese della Madonna, la figura mariana per eccellenza della tradizione cristiana, considerata la madre di tutte le madri nel senso più alto del termine. Questa coincidenza ha rafforzato il legame emotivo tra la festività laica e il sentimento religioso che ancora negli anni Cinquanta permeava profondamente la vita sociale italiana.
La vecchia data dell’8 maggio, poi abbandonata, era legata proprio a questo mondo: coincideva con la commemorazione della Madonna del Rosario di Pompei, uno dei santuari mariani più visitati d’Italia. Il mese di maggio portava con sé tutto un clima di devozione, di fioriture primaverili, di processioni e preghiere dedicate alla figura materna nel suo senso più alto, e la Festa della Mamma si inseriva naturalmente in questa cornice culturale.
Il tentativo fallito di renderla festività ufficiale
Nel 1958, sei anni dopo la prima celebrazione bresciana, un senatore di nome Raoul Zaccari presentò al Parlamento italiano un disegno di legge per rendere la Festa della Mamma una festività riconosciuta dallo Stato. L’obiettivo era darle lo stesso status delle altre ricorrenze civili e religiose del calendario italiano, con tutto ciò che ne sarebbe conseguito in termini di riconoscimento istituzionale.
Il disegno di legge non fu approvato, e la Festa della Mamma è rimasta fino ad oggi una ricorrenza civile non ufficializzata per legge, celebrata per forza di consuetudine e di sentimento collettivo piuttosto che per obbligo normativo. Paradossalmente, questa mancanza di ufficializzazione non ha mai indebolito la ricorrenza: al contrario, l’ha mantenuta nella sfera del genuino e dell’affettivo, lontana dalla logica burocratica delle festività istituzionali.
