Tensione ai massimi tra Usa e Israele, Netanyahu non ascolta più Trump e gli Usa scoprono che "Tel Aviv spia il Pentagono"
Tra gli Stati Uniti e Israele la tensione è alle stelle. Trump cerca l’accordo con l’Iran e ha chiesto ad Israele, senza ottenere successo, di non rispondere ai lanci di missili iraniani avvenuto in risposta agli attacchi compiuti dallo Stato ebraico nei confronti del Libano. Si tratta dell’ultimo episodio di forte contrasto tra i due Paesi dopo quanto accaduto nelle settimane scorse, con la telefonata di fuoco tra i due leader e i bombardamenti che Israele ha compiuto sull’Iran proprio nel momento in cui era partita una trattativa sulla riapertura dello stretto di Hormuz.
Il Pentagono: “Israele spia Witkoff e altri”
E c’è anche un ultimo episodio. Secondo quanto dichiarato da un’agenzia del dipartimento della Difesa, l’intelligence di Israele starebbe spiando l’inviato di Donald Trump Steve Witkoff, Elbridge A. Colby, il massimo responsabile delle politiche del Pentagono, e uno dei suoi principali collaboratori, Michael P. DiMino IV. Tutti e tre spiati con lo scopo di carpire informazioni sulla guerra contro l’Iran.
Dopo l’allarme l’agenzia ha innalzato al massimo il livello di allerta anti-spionaggio nei confronti dell’alleato. Secondo quanto riferito da tre funzionari americani a Nbc news, la mossa è arrivata dopo che la defense intelligence agency del Pentagono ha notato un’intensificarsi delle attività.
I funzionari menzionati sarebbero, inoltre, bersagli particolarmente vulnerabili per l’abitudine a viaggiare su jet privati, gestire questioni di sicurezza nazionale tramite i propri telefoni personali e rifiutare il supporto del personale delle ambasciate americane all’estero. In un documento di sette pagine, accompagnato da un grafico, la defense intelligence agency del Pentagono ha spiegato che la capacità di Israele di condurre attività di spionaggio e di raccolta di informazioni è aumentata a livelli preoccupanti negli ultimi tempi ed ha citato una serie di esempi.
Sebbene sia prassi comune che alleati e avversari di tutto il mondo si spiino a vicenda i funzionari che hanno parlato con Nbc hanno sostenuto che le recenti operazioni israeliane sono andate ben oltre le normali e prevedibili pratiche di intelligence. Un portavoce dell’ambasciata israeliana a Washington ha negato qualsiasi tipo di attività a danno dei funzionari americani sottolineando che “l’intelligence si rivolge ai nemici, non agli alleati. Qualsiasi affermazione in senso contrario è frutto di disinformazione o è dettata da motivazioni politiche”.
Il Pentagono ha risposto con un ‘no-comment’, mentre la Casa Bianca ha definito l’intera vicenda falsa anche se uno dei funzionari ha rivelato che personaggi come il capo negoziatore Witkoff e altri “adottano già precauzioni supplementari quando si recano in Israele”.

Trump e l’accordo con l’Iran
Al di là delle indiscrezioni e dei fatti emersi in queste ore, Trump ha replicato a chi gli ha chiesto se Israele sarà d’accordo con un accordo con Teheran. Il tycoon non l’ha mandata a dire e al termine della telefonata con Netanyahu avvenuta dopo il lancio di missili iraniani contro Israele, la più grave violazione del cessate il fuoco finora, al Financial Times ha dichiarato che il premier israeliano non avrà “altra scelta” se non quella di accettare un accordo con l’Iran. “Decido io. Decido tutto io. Non è Netanyahu a decidere”, ha aggiunto il presidente americano.
Netanyahu e il rischio di perdere le elezioni
Netanyahu starebbe percorrendo la strada che porta a mantenere attivo il conflitto su più fronti per contrastare la crescita dell’estrema destra rappresentata, tra gli altri, dal suo ministro per la Sicurezza Itamar Ben-Gvir. Si tratta di una rincorsa a destra dovuta anche al fatto che il premier israeliano sa di rischiare fra l’altro una condanna per corruzione, frode, abuso di potere che sarebbe più probabile in caso di sconfitta alle elezioni. Il processo contro di lui va avanti da quasi 5 anni grazie ai continui ritardi causati dai tentativi di rinviare le testimonianze e ai vari aiuti arrivati, in questi anni, anche da Trump. A quanto pare insomma, la guerra che Israele vuole portare avanti senza o con gli Usa appare sempre più una guerra di sopravvivenza politica.
