Un avvistamento storico ha sorpreso una squadra di subacquei dell’organizzazione Healthy Seas impegnata nella rimozione di reti fantasma da un relitto al largo tra Sicilia e Tunisia. Durante le immersioni, i ricercatori avrebbero individuato uno squalo bianco adulto nel suo habitat naturale, evento mai documentato prima nel Mar Mediterraneo.
Le immagini registrate durante l’intervento mostrerebbero il predatore muoversi nelle acque profonde mentre i sub proseguivano l’attività di recupero. Un incontro inatteso che ha trasformato un’operazione di conservazione ambientale in un momento destinato a entrare nella storia della biologia marina.
Il video e la testimonianza dei subacquei
Secondo Derk Remmers, subacqueo che ha ripreso la scena, l’incontro è stato incredibile e inatteso: “Si passano decenni a immergersi sui relitti e a rimuovere reti fantasma, ma niente ti prepara a un momento come questo”.
Remmers ha raccontato che, nonostante la presenza dello squalo, la squadra ha continuato le operazioni di bonifica, ritenendo fondamentale completare il lavoro di rimozione delle reti abbandonate, una delle principali minacce alla fauna marina del Mediterraneo.
Un ecosistema fragile tra pesca e biodiversità
L’area dell’avvistamento, situata nello Stretto di Sicilia, è considerata un punto chiave per la biodiversità ma anche una delle zone più sfruttate dalla pesca intensiva. La direttrice di Healthy Seas, Veronika Mikos, ha sottolineato come il contesto renda l’evento ancora più significativo, evidenziando la necessità di proteggere habitat marini minacciati da attività umane e rifiuti in mare.
Secondo gli esperti, la presenza dello squalo potrebbe indicare dinamiche ambientali più ampie e ancora poco comprese, legate alla distribuzione della specie nel Mediterraneo.
Clima e futuro degli squali bianchi
Il possibile avvistamento arriva in un periodo in cui i ricercatori ipotizzano cambiamenti nella distribuzione degli squali bianchi a causa del riscaldamento globale. Alcuni studi suggeriscono che il cambiamento climatico potrebbe favorire il ritorno della specie anche in aree dell’Europa settentrionale, dove in passato era presente.
Nonostante manchino conferme ufficiali, segnalazioni non verificate nel Regno Unito e in altre zone del Nord Europa alimentano il dibattito scientifico sulla possibile espansione dell’habitat del grande predatore.
