La Chiesa di Roma scomunica i lefebvriani: lo strappo degli ultra-tradizionalisti cattolici che hanno ignorato l’appello di Prevost (Fonte Ansa) - Blitz Quotidiano
Lo strappo degli ultra-tradizionalisti cattolici si è consumato mercoledì 1° luglio nella cittadina svizzera di Econe in diretta televisiva e in diverse lingue. Una Cerimonia solenne, durata cinque ore, alla presenza di 17mila fedeli, nel corso della quale sono stati consacrati quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio. Risultato: è scisma. La Chiesa di Roma ha immediatamente scomunicato i “ribelli lefebvriani”. Il provvedimento è scattato “latae sententiae” (“sentenza già emessa”) con cui Roma ha ufficializzato la rottura col Vaticano. Manca solo la ratifica ma è questione di ore.
Il secondo scisma lefebvriano
Il primo risale al 30 giugno 1988, quando Mons. Marcel Lefebvre ordinò 4 vescovi scontrandosi con Giovanni Paolo II. Oggi, come 38 anni fa, si è rinnovata la cerimonia che ha provocato un terremoto nella Chiesa. A niente è servito l’appello di Leone a fermarsi e a tornare sui propri passi. Al termine del rito antico e in latino, svoltosi in Svizzera, in diretta via social in 6 lingue (francese, inglese, tedesco, spagnolo, italiano, polacco), i “ribelli in nome di Dio” hanno ammesso: “Pagheremo qualunque prezzo”.
Marcel Lefebvre (1905-1991) è stato un arcivescovo cattolico francese noto soprattutto per essersi apertamente opposto alle riforme apportate dal Concilio Vaticano II e nel Postconcilio, e in particolar modo alla soppressione della messa Tridentina, alla dottrina della collegialità episcopale, all’ecumenismo e alla dottrina della libertà religiosa. Nel 1970 Lefebvre ha fondato la “Fraternità Sacerdotale San Pio X” per portare avanti la sua idea molto conservatrice della chiesa. Papa Wojtyla lo ha scomunicato il 30 giugno 1988. Ma la sua opera continua.
Parolin: “Un gesto molto doloroso”
Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, ha commentato: “Un gesto molto doloroso, si torni al dialogo”. Dunque, si è creato un solco rimarcato anche dalle parole del Superiore della Fraternità, cioè il riminese don Davide Pagliarani che ha detto: “Noi e Roma parliamo lingue diverse. Noi parliamo di tradizione e siamo davanti a chi parla di inclusione, dialogo, accompagnamento”. Poi, rivolgendosi ai nuovi, ha tuonato: “Con l’ordinazione vi viene data una forza irresistibile. Come leoni non piegatevi davanti al mondo”. Espressioni che mettono in luce una visione di chiesa molto lontana da quella uscita dal Concilio Vaticano, rifiutato del tutto dai lefebvriani. La strada della riconciliazione è tutta in salita.
