Il mistero del "Brusio di Taos" potrebbe essere risolto: uno studio svela la possibile origine del fenomeno (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Da decenni migliaia di persone in diverse parti del mondo raccontano di percepire un rumore continuo e a bassa frequenza, simile al motore di un’auto lasciato acceso in lontananza. Il fenomeno, conosciuto come “Brusio di Taos” o “The Hum”, prende il nome dalla cittadina del Nuovo Messico dove furono registrate alcune delle prime segnalazioni. La particolarità di questo suono è che viene avvertito soprattutto durante le ore notturne, quando l’ambiente circostante è più silenzioso, mentre tende a scomparire in luoghi più rumorosi. Per anni il fenomeno ha alimentato ipotesi di ogni genere, dalle emissioni industriali fino a presunte anomalie ambientali, senza che venisse individuata una causa certa.
Dalle prime segnalazioni ai nuovi test clinici
Le prime testimonianze documentate risalgono agli anni Settanta nella città britannica di Bristol, dove numerosi residenti denunciarono un persistente ronzio intorno ai 50 Hertz. Con il passare del tempo casi simili sono stati segnalati anche in Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Canada. Per cercare di comprendere l’origine del fenomeno, un gruppo di ricercatori del Centro tedesco per i disturbi della vertigine e dell’equilibrio (Dsgz) ha deciso di cambiare approccio, concentrandosi non sull’ambiente ma sulle persone che percepiscono il rumore.
Sono stati così coinvolti 28 volontari, sottoposti a diversi esami audiometrici e a specifici test sull’orecchio interno. Gli studiosi hanno verificato due delle principali ipotesi formulate negli anni: una particolare sensibilità alle basse frequenze oppure la presenza di emissioni otoacustiche spontanee generate dall’orecchio stesso.
La spiegazione più probabile: una forma di acufene
I risultati dello studio hanno escluso entrambe le ipotesi. I partecipanti presentavano infatti una capacità uditiva perfettamente nella norma e gli strumenti utilizzati non hanno rilevato anomalie significative nelle emissioni sonore dell’orecchio interno.
Secondo i ricercatori, la spiegazione più plausibile è quindi che il rumore non provenga dall’ambiente esterno, ma sia generato direttamente dal sistema uditivo. In altre parole, il cosiddetto Brusio di Taos potrebbe rappresentare una particolare forma di acufene a bassa frequenza. Sebbene l’acufene venga comunemente associato a un fischio acuto, gli esperti ricordano che può manifestarsi anche sotto forma di ronzii gravi e continui, seppur con minore frequenza.
Nuove prospettive per diagnosi e trattamenti
L’ipotesi che il Brusio di Taos sia riconducibile all’acufene non è del tutto nuova, ma negli anni era stata accantonata a favore della ricerca di una sorgente sonora esterna. Il nuovo studio riporta invece questa teoria al centro dell’attenzione scientifica, suggerendo che possa spiegare almeno una parte dei casi segnalati nel mondo.
Gli autori della ricerca sottolineano inoltre che questa interpretazione non riduce l’importanza del problema né mette in dubbio le esperienze raccontate da chi percepisce il ronzio. Al contrario, riconoscere il fenomeno come una forma di acufene potrebbe offrire ai pazienti nuove possibilità terapeutiche. Le strategie già utilizzate per la gestione dell’acufene, come specifici percorsi di riabilitazione uditiva e tecniche di adattamento, potrebbero infatti contribuire a migliorare la qualità della vita delle persone che convivono con questo misterioso disturbo.
