Il fondatore di Facebook Mark Zukerberg (Ansa)
Meta, l’azienda proprietaria di Facebook, Instagram e WhatsApp, ha raggiunto un accordo senza precedenti con 48 Stati Usa, il Distretto di Columbia e i territori Usa, impegnandosi a pagare quasi 18 miliardi di dollari (15,45 miliardi di euro) e (questo il punto più caro a milioni di famiglie americane) ad apportare modifiche sostanziali ai propri prodotti per limitare i danni alla salute dei minori.
Meta aveva dichiarato di temere che il risarcimento richiesto per la causa sulla dipendenza da social sui minori potesse arrivare fino a circa 1.400 miliardi di dollari (circa 1.200 miliardi di euro), quasi quanto il valore complessivo delle sue azioni quotate in borsa. I procuratori avevano ridimensionato l’entità ipotizzando uno da 200 miliardi di dollari (ossia circa 171 miliardi di euro). Il valore corrisponde alla cifra mostruosa che Meta ha fatturato nel 2025.
Alla fine si è arrivati al pagamento di 17,6 miliardi di dollari. Soldi che andranno a 48 stati federati, al distretto di Washington, a Porto Rico e alcuni altri territori statunitensi. Altri 459 milioni di dollari andranno invece a sanare le accuse di violazione della privacy legate al caso Cambridge Analytica, l’azienda di consulenza britannica finita al centro di un grosso scandalo per il modo in cui aveva gestito i dati degli utenti di Facebook.
Cosa prevede l’accordo per i minori
Anche se l’accordo non prevede un’ammissione di colpevolezza appare come una clamorosa resa. La società di Mark Zuckerberg ha accettato le sanzioni pecuniarie per aver violato le leggi federali sulla privacy dei minori e le normative statali a tutela dei consumatori. Meta ha inoltre concordato di limitare il tempo che gli adolescenti possono trascorrere sulle sue piattaforme, di imporre blocchi notturni, rafforzare i limiti di età, fornire ai genitori maggiori strumenti per il controllo e vietare funzionalità che alimentino problemi di salute mentale.
“L’obiettivo di questo caso era proteggere i nostri ragazzi: bloccare notifiche e avvisi durante la notte e l’orario scolastico, incoraggiarli a prendersi delle pause dai social media e tutelarli da funzionalità dannose”, ha dichiarato in un comunicato il procuratore generale del Colorado, Phil Weiser, uno di quelli che ha fatto causa al gigante del tech. Il patteggiamento pone di fatto fine anche ad un altro procedimento in corso ad Oakland, dove California, Colorado, Kentucky e New Jersey chiedevano circa 200 miliardi di dollari sempre per danni ai minori.
Facebook, la cifra pattuita è tra le più alte mai versate da un’azienda tecnologica
L’accordo potrebbe segnare un punto di svolta per il settore dei social media per gli adolescenti, che finora è sfuggito in gran parte al controllo delle autorità. La cifra pattuita è tra le più alte mai versate da un’azienda tecnologica agli Stati ed è il segno che l’azienda sa di trovarsi in una posizione delicata dopo che a marzo – insieme a Youtube – ha perso la causa intentata per lesioni personali, pagando 6 milioni di dollari di risarcimento. Poche settimane fa, poi, un giudice del New Mexico le ha ordinato di pagare sanzioni per un totale di quasi un miliardo di dollari. Tuttavia, finora da parte di Meta non c’è stata un’ammissione di colpa vera e propria né un’esplicita presa di coscienza.
Meta potrebbe arrivare a pagare fino a 18 miliardi
In base all’accordo l’azienda di Zuckerberg verserà, all’inizio, circa 12 miliardi di dollari. La cifra arriverà fino a quasi 18 miliardi qualora anche le società rivali Snap, TikTok e YouTube dovessero accettare a loro volta sanzioni pecuniarie e accettare di apporre modifiche ai loro prodotti. Meta intende garantire che “gli adolescenti vivano un’esperienza sicura e produttiva sulle nostre piattaforme” e ha “collaborato con i procuratori generali degli Stati per definire un nuovo standard di settore”, ha scritto C.J. Mahoney, responsabile legale dell’azienda aggiungendo che il modello funzionerà solo se anche le altre aziende del settore seguiranno l’esempio di Meta.
Il gigante di Menlo Park deve ancora affrontare numerose altre cause legali intentate da distretti scolastici e privati cittadini e alcune di esse andranno a processo nei prossimi mesi.
