(Foto Ansa)
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Una famiglia italiana con due lavoratori dipendenti e un figlio a carico versa quest’anno oltre 20mila euro tra tasse e contributi, ma nella maggior parte dei casi non si accorge nemmeno dell’entità del prelievo. È l’effetto di un sistema fiscale nel quale gran parte delle imposte viene trattenuta direttamente dalla busta paga oppure è incorporata nei prezzi dei beni e dei servizi acquistati ogni giorno. A calcolarlo è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre.
Nel dettaglio, la famiglia “tipo” presa in esame dallo studio sostiene un carico complessivo di 20.592 euro. Di questi, 13.030 euro, pari al 63,3%, vengono prelevati direttamente alla fonte sotto forma di Irpef, contributi previdenziali e addizionali.
Altri 6.676 euro, il 32,4% del totale, corrispondono invece alle cosiddette imposte “nascoste”: Iva, accise e canone Rai, che vengono pagate indirettamente attraverso consumi e acquisti. Infine, 887 euro, pari al 4,3%, sono riconducibili a bollo e Tari.
Secondo la Cgia, il meccanismo del sostituto d’imposta contribuisce a spiegare una diversa percezione del fisco tra lavoratori dipendenti e autonomi. I primi vedono infatti le imposte sottratte direttamente dalla busta paga, mentre gli autonomi provvedono personalmente a versare una parte consistente del proprio carico fiscale.
“Non stupisce, quindi, che tra le partite Iva ci sia un’insofferenza verso le tasse ben più marcata rispetto a quella dei dipendenti, che in talune circostanze induce alcune categorie a praticare forme di sotto-dichiarazione molto diffuse”, afferma la Cgia di Mestre.
Per l’associazione, “milioni di lavoratori dipendenti non hanno contezza di quante tasse pagano. Non per disinteresse verso il fenomeno, ma per come è costruito il sistema fiscale”.
Il dato si inserisce in un quadro di forte pressione fiscale. Nel 2025 il recupero dell’evasione ha raggiunto il record di 36,2 miliardi di euro, con un aumento del 44% rispetto al 2022.
Sempre nel 2025, la pressione fiscale italiana si è attestata al 43,1% del Pil, quinto valore più alto nell’Ue a 27 e superiore alla media europea, pari al 40,7%. Al primo posto c’è la Francia con il 46,1%, seguita da Danimarca (45,5%), Belgio (44,2%) e Austria (44,1%). Tra le principali economie europee, la Germania si ferma al 41,8%, mentre la Spagna è al 38,1%.
