Diabete 2, il 54% va in remissione con dieta ed esercizio: cosa ha scoperto il nuovo studio (blitzquotidiano.it)
Il diabete di tipo 2 può entrare in remissione? Un nuovo studio suggerisce di sì, almeno in una particolare categoria di pazienti e attraverso un intervento molto strutturato che combina una forte riduzione delle calorie con attività fisica regolare.
La ricerca, presentata al congresso dell’European Association for the Study of Diabetes (EASD) di Milano e pubblicata su The Lancet Regional Health – Americas, ha coinvolto 96 adulti con diabete di tipo 2 a esordio precoce e obesità. Dopo 24 settimane, il 54% delle persone sottoposte al programma intensivo aveva raggiunto la remissione del diabete, contro appena il 4% di quelle sottoposte alle cure abituali.
Un risultato importante, soprattutto perché il diabete di tipo 2 diagnosticato in età giovane tende ad avere un decorso più aggressivo e può esporre per più anni alle complicanze della malattia.
Ma attenzione: parlare di “guarigione” sarebbe scorretto. Il termine utilizzato dagli esperti è remissione, e la differenza è fondamentale.
Lo studio ha coinvolto persone con diabete di tipo 2 prima dei 45 anni
Il trial, chiamato RESET for Remission, ha studiato una forma di diabete di tipo 2 che compare precocemente, prima dei 45 anni.
I ricercatori hanno coinvolto 96 adulti di età compresa tra 18 e 45 anni, tutti con diabete di tipo 2 e obesità e nessuno in trattamento con insulina. I partecipanti sono stati assegnati casualmente a due gruppi: uno ha continuato con le cure abituali, mentre l’altro ha seguito per 24 settimane un programma intensivo basato su dieta ipocalorica ed esercizio fisico strutturato.
L’obiettivo era capire se una perdita di peso significativa, accompagnata dall’attività fisica, potesse riportare i valori della glicemia al di sotto della soglia diagnostica del diabete senza ricorrere ai farmaci.
Il diabete di tipo 2 a esordio precoce è considerato particolarmente problematico perché può associarsi a un deterioramento più rapido del controllo della glicemia e a un rischio maggiore di complicanze nel corso della vita.
La dieta prevedeva soltanto 800-900 calorie al giorno
È probabilmente questo il dato che più colpisce leggendo lo studio. Per le prime 12 settimane, il gruppo sottoposto all’intervento ha seguito una dieta a 800-900 calorie al giorno. Nelle prime due settimane il programma prevedeva esclusivamente sostituti del pasto; successivamente sono stati introdotti gradualmente alimenti comuni, mantenendo inizialmente lo stesso apporto energetico.
Nelle settimane successive il programma è passato a una fase di mantenimento del peso, con la reintroduzione degli alimenti e un’attività fisica svolta in autonomia.
Non si trattava quindi della classica dieta dimagrante da seguire autonomamente a casa. Era un intervento clinico intensivo e supervisionato, nel quale alimentazione, attività fisica e monitoraggio medico facevano parte dello stesso protocollo.
Ed è un punto importante: le 800-900 calorie dello studio non devono essere interpretate come una raccomandazione generale per chi ha il diabete o vuole perdere peso.
L’esercizio fisico aveva un ruolo centrale

Alla dieta è stato affiancato un programma di attività fisica che comprendeva sia esercizio aerobico sia allenamento di resistenza. Nella prima parte dello studio i partecipanti svolgevano attività supervisionata due volte alla settimana, alla quale si aggiungeva una sessione autonoma. Nella seconda parte, dedicata al mantenimento del peso, l’attività fisica veniva proseguita autonomamente.
La scelta di inserire anche esercizi di forza non è casuale. Durante un dimagrimento importante, infatti, non si perde soltanto grasso: una parte della perdita di peso può riguardare anche la massa magra.
L’obiettivo dei ricercatori era quindi ottenere una riduzione significativa del peso cercando contemporaneamente di preservare il più possibile muscoli e funzionalità fisica.
Il risultato: remissione nel 54% dei partecipanti
Dopo 24 settimane è arrivato il dato più interessante.
Nel gruppo che aveva seguito la dieta ipocalorica associata all’esercizio, 27 persone su 50, pari al 54%, avevano raggiunto la remissione del diabete. Nel gruppo di controllo, che aveva continuato con le cure abituali, la remissione è stata invece osservata soltanto in 2 persone su 46, pari al 4%.
In altre parole, poco più di una persona su due nel gruppo sottoposto all’intervento aveva raggiunto valori glicemici al di sotto della soglia diagnostica senza assumere farmaci ipoglicemizzanti.
Secondo i ricercatori, dopo gli aggiustamenti statistici, le probabilità di remissione erano circa 21 volte superiori nel gruppo sottoposto al programma rispetto alle cure abituali.
Anche il peso è diminuito in modo significativo
Il miglioramento della glicemia è arrivato insieme a una consistente perdita di peso. Nel gruppo sottoposto all’intervento il peso medio è passato da circa 100,7 a 92,3 chilogrammi, con una riduzione media di 8,4 chilogrammi. Nel gruppo di controllo la perdita è stata invece molto più contenuta, circa 1,2 chilogrammi.
La differenza tra i due gruppi, dopo gli aggiustamenti previsti dall’analisi, è stata di circa 7,5 chilogrammi.
I ricercatori hanno inoltre osservato una riduzione della massa grassa accompagnata da una migliore conservazione della massa muscolare. Il dato è particolarmente interessante perché suggerisce che, in un percorso intensivo di dimagrimento, l’esercizio di resistenza può avere un ruolo importante nel proteggere la componente muscolare.
Che cosa significa davvero “remissione” del diabete?
Qui serve una precisazione fondamentale. Remissione non significa guarigione definitiva.
Nel trial, la remissione era definita come un valore di emoglobina glicata, o HbA1c, inferiore al 6,5% senza assumere farmaci per abbassare la glicemia da almeno 12 settimane.
Il fatto che la glicemia torni sotto la soglia diagnostica non significa quindi che la predisposizione alla malattia sia scomparsa per sempre. Una persona in remissione deve continuare a essere monitorata, perché il diabete può tornare, soprattutto se viene recuperato il peso perso o cambiano nuovamente le condizioni metaboliche.
È anche per questo che gli esperti preferiscono parlare di remissione e non di guarigione.
Il risultato non significa che tutti possano smettere i farmaci
Lo studio non dimostra che chiunque abbia il diabete di tipo 2 possa interrompere i farmaci seguendo una dieta molto ipocalorica. La ricerca ha riguardato una popolazione molto specifica: adulti giovani, con diabete di tipo 2 a esordio precoce, obesità e senza terapia insulinica. Inoltre, il trattamento è stato realizzato all’interno di un trial clinico con supervisione medica.
La sospensione dei farmaci prevista dal protocollo è stata effettuata dai medici dello studio e non rappresenta un’indicazione da replicare autonomamente.
Anche le nuove raccomandazioni congiunte dell’American Diabetes Association e dell’European Association for the Study of Diabetes, pubblicate nel 2026, considerano la perdita di peso e gli interventi intensivi sullo stile di vita strumenti importanti nella gestione del diabete di tipo 2 e nella possibilità di raggiungere la remissione in persone selezionate. Allo stesso tempo, sottolineano l’importanza di un approccio personalizzato che tenga conto anche della salute cardiovascolare e renale.
Perché questo studio è importante soprattutto nei giovani
Il dato più interessante della ricerca non è soltanto quel 54%. È il fatto che un intervento sullo stile di vita possa avere un impatto particolarmente significativo quando il diabete di tipo 2 viene affrontato precocemente.
Chi sviluppa la malattia prima dei 45 anni può infatti convivere con livelli elevati di glicemia per molti più anni rispetto a chi riceve la diagnosi in età più avanzata. Ridurre rapidamente il carico metabolico potrebbe quindi avere conseguenze importanti anche sul rischio futuro di complicanze.
Il nuovo consenso ADA/EASD sottolinea proprio l’importanza di intervenire precocemente sulla gestione del peso e dei fattori di rischio, insieme al controllo della glicemia e alla protezione di cuore e reni.
Ma quanto può durare la remissione?
Questa è la domanda alla quale lo studio non può ancora dare una risposta definitiva. Il trial ha seguito i partecipanti per 24 settimane. Non sappiamo quindi quanti di coloro che hanno raggiunto la remissione continueranno a mantenere valori glicemici normali nel corso degli anni.
La ricerca precedente suggerisce che la durata della remissione è strettamente legata alla capacità di mantenere nel tempo la perdita di peso. Nel trial DiRECT, per esempio, la remissione era più frequente nelle persone che riuscivano a perdere e mantenere una quantità maggiore di peso.
Per questo il vero obiettivo non è soltanto perdere peso rapidamente, ma riuscire a mantenere nel tempo i risultati ottenuti.
