Stop alle auto a benzina e diesel dal 2035, l'Europarlamento apre ai biocarburanti: cosa cambia (foto ANSA) - Blitz quotidiano
La transizione verso l’auto elettrica cambia direzione in Europa. La commissione Ambiente del Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza una proposta che modifica il divieto totale di vendita delle nuove auto con motore endotermico previsto dal 2035. Il testo, passato con 38 voti favorevoli, 8 contrari e 2 astensioni, introduce nuove possibilità per i veicoli alimentati con biocarburanti e carburanti sintetici. L’iter legislativo non è ancora concluso: serviranno il voto della plenaria entro dicembre e il successivo confronto tra Parlamento, Commissione e Consiglio europeo. L’obiettivo è completare tutti i passaggi entro la metà del 2027.
Motori endotermici anche dopo il 2035: spazio ai biocarburanti
La principale novità riguarda l’introduzione di una nuova categoria di automobili, denominata Veef (Vehicle running exclusively on eligible fuels), cioè veicoli alimentati esclusivamente con carburanti considerati idonei. Queste vetture potranno funzionare con biocarburanti e carburanti sintetici e saranno equiparate alle auto elettriche nel calcolo delle emissioni, venendo considerate a emissioni zero.
Resta da definire quali combustibili potranno essere utilizzati e con quali criteri di sostenibilità. Il testo prevede biocarburanti capaci di garantire una riduzione del 65% dei gas serra fino al 2032, mentre dal 2033 i requisiti diventeranno più stringenti. Dalla stessa data anche i carburanti sintetici, prodotti combinando idrogeno verde e anidride carbonica, sarebbero considerati a emissioni zero.
La novità interessa anche l’Italia, dove Eni ha già trasformato in bioraffinerie gli stabilimenti di Gela e Porto Marghera. Tra il 2027 e il 2028 dovrebbero aggiungersi Livorno, Priolo e parte di Sannazzaro dei Burgundi.
Emissioni di CO2: obiettivo ridotto all’87,5%
Un altro cambiamento riguarda gli obiettivi ambientali imposti alle case automobilistiche. La commissione Ambiente ha approvato una riduzione dell’obiettivo di abbattimento delle emissioni medie di CO2 delle flotte dal 100% all’87,5% entro il 2035. I produttori potranno compensare una quota residua, fino al 7,5%, attraverso crediti legati all’utilizzo di acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto nell’Unione europea.
Il testo interviene anche sulle regole relative alle auto ibride plug-in, le cosiddette Phev. Al centro c’è il meccanismo dell’«utility factor», che determina il calcolo delle emissioni considerando l’utilizzo della batteria e del motore tradizionale. Nonostante l’orientamento iniziale verso una revisione dei parametri, nella proposta approvata questi ultimi sono rimasti invariati.
Supercrediti per le piccole auto elettriche prodotte in Europa
La proposta introduce anche un sistema di supercrediti per incentivare la produzione di automobili elettriche compatte nell’Unione europea. I modelli con una lunghezza massima di 4,2 metri saranno conteggiati come 1,4 veicoli nel calcolo delle emissioni medie delle flotte. Le auto elettriche particolarmente efficienti dal punto di vista energetico varranno invece 1,2 veicoli.
Ulteriori maggiorazioni sono previste per le vetture immatricolate attraverso programmi di leasing sociale. L’obiettivo è sostenere la produzione europea e favorire la diffusione di modelli elettrici più accessibili, mantenendo allo stesso tempo margini per altre tecnologie di alimentazione.
Confindustria soddisfatta, ma chiede ulteriori modifiche
Il relatore del provvedimento, l’eurodeputato del Ppe Massimiliano Salini, commenta positivamente l’accordo: «Il nostro accordo segna un punto di svolta per l’industria automobilistica europea». E aggiunge: «La registrazione di auto con motore a combustione resterebbe possibile senza obblighi di compensazione, salvaguardando la neutralità tecnologica e l’intera filiera produttiva. Inoltre, l’acciaio a basse emissioni prodotto in Europa potrà essere valorizzato fin da subito, rafforzando l’autonomia strategica dell’Unione».
Anche Pierfrancesco Maran, presidente della commissione Ambiente, sottolinea il valore dell’intesa: «Si tratta di una soluzione che coniuga obiettivi ambientali alti con la necessità di preservare il settore». Confindustria italiana e la tedesca Bdi riconoscono «un passo avanti», ma chiedono «ulteriori progressi nei triloghi».
Di diverso avviso Fabio Pressi, presidente di Motus-E, che invita a concentrarsi maggiormente sulle strategie industriali: «Bisogna smettere di dibattere solamente di obiettivi sulle emissioni e tracciare una vera politica industriale dell’auto». Secondo Pressi, servono investimenti e strumenti di finanza pubblica per recuperare il ritardo rispetto ai concorrenti internazionali, in particolare la Cina.
