Campobasso, Don Nicola Pacetta ordinato prete a 73 anni davanti ai figli e i nipoti

di Daniela Lauria
Pubblicato il 12 maggio 2019 10:51 | Ultimo aggiornamento: 12 maggio 2019 10:51
Campobasso, Don Nicola Pacetta ordinato prete a 73 anni davanti ai figli e i nipoti

Campobasso, Don Nicola Pacetta ordinato prete a 73 anni davanti ai figli e i nipoti

CAMPOBASSO – Lo hanno ordinato sacerdote dinanzi ai figli e ai nipoti. Accade a Campobasso, nella parrocchia di Sant’Antonio di Padova, dove Don Nicola Pacetta è diventato prete all’età di 73 anni. Una vocazione, la sua, maturata in età non più giovane pur essendo già padre e nonno di sei nipotini.

Originario di Catanzaro, sabato pomeriggio alle 19, don Nicola ha ricevuto l’ordinazione presbiterale per imposizione delle mani e preghiera consacratoria da monsignor Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo del capoluogo molisano. Oggi, domenica 12 maggio, celebrerà la sua prima messa presso la parrocchia di Campolieto, sempre in provincia di Campobasso.

Si può fare? Tecnicamente sì, i requisiti essenziali per prendere i voti sono tre: essere uomini, essere battezzati e non essere sposati, a norma di diritto canonico. Tuttavia, la Chiesa cattolica chiede anche che il vedovo non abbia più alcuna responsabilità economica nei confronti dei figli, che devono essere adulti e non dipendere più da lui.

Pacetta è entrato nel Seminario diocesano Redemptoris Mater di Campobasso tre anni fa, dopo la morte della moglie per un male incurabile e cinque anni di missione. Ma la sua vocazione risale alla giovinezza quando entrò in un seminario francescano fino al noviziato. Poi, però, Nicola scelse la strada del matrimonio, un cammino in cui l’amore coniugale si è trasformato anche in guida e testimonianza per le giovani coppie: una dedizione tale da favorire la formazione, a loro volta, di diverse altre famiglie.

Fino a che non è rimasto vedovo e allora la scelta è stata inevitabile. All’origine la sua vocazione ha trovato radici nella fede della madre, che – ricorda lo stesso don Nicola  – lo ha accompagnato sin da bambino attraverso la lettura della rivista di informazione e cultura religiosa “Il Messaggero di Sant’Antonio”. Dopo il noviziato, don Nicola ha scelto la strada del matrimonio, “ma sempre sorretto dall’amore di Dio”. Il cammino vocazionale, insomma, è durato circa 43 anni.

“La continuità generazionale della vocazione familiare, ma anche di tanti giovani che si sono accostati alla vita sacerdotale, sono stati i frutti principali di una vocazione matura”, sottolinea l’arcidiocesi di Campobasso-Boiano. E nella scelta definitiva di Nicola di rientrare in seminario e indossare l’abito talare, dopo la dolorosissima morte della moglie, parte rilevante ha avuto anche la guida dell’arcivescovo Bregantini.

“La mia casa – soggiunge don Pacetta – è stata un Santuario dove la fede è vissuta da tutti i componenti e dove la comunione viene vissuta dalla luce e della fede. Ai miei figli consegnerò la mia fede”. L’arcivescovo di Campobasso, nel formulare il suo augurio al neo sacerdote, sigilla l’evento come “trionfo di un cammino che è il trionfo verso Cristo”. “E’ il gesto più bello e più vero che può compiere un prete! – osserva Bregantini – Poter invitare, poter accogliere perché la nostra gente possa nutrirsi dell’Eucarestia, con abbondanza, senza paura, senza remore superando quel concetto meritocratico dell’eucarestia, che spesso l’appanna e la rende selettiva! Perché la Chiesa non è una dogana ma la Casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa!, come afferma Papa Francesco”.

Mentre le vocazioni sacerdotali calano, l’esempio di un 73enne che ha avuto alle spalle una vita familiare può aprire vie nuove per la Chiesa. E non è un caso che l’ordinazione di don Nicola avvenga alla vigila della Domenica del Buon Pastore, in cui la Chiesa celebra la 56esima Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. (Fonte: Ansa)