Edoardo Raspelli: “Quando avevo 14 anni sei miei coetanei mi violentarono”

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 agosto 2018 9:47 | Ultimo aggiornamento: 14 agosto 2018 9:47
 Edoardo Raspelli: "Quando avevo 14 anni sei miei coetanei mi violentarono"

Edoardo Raspelli: “Quando avevo 14 anni sei miei coetanei mi violentarono” (foto Facebook)

MILANO – Violentato a 14 anni da sei coetanei mentre si trovava in un collegio di vacanze a Chiavari, in Liguria: è accaduto a Edoardo Raspelli, [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] critico gastronomico di 69 anni.

In un colloquio con il Corriere della Sera il giornalista ha ricordato quell’episodio rimosso fino a poco tempo fa. Un ricordo “brutto, terribile” che gli è tornato in mente “adesso che sto affrontando la vecchiaia. E viene il momento di tracciare il bilancio della vita”.

Raspelli ha anche un passato da cronista di nera a Milano negli anni Settanta, quando seguì, tra gli altri, il delitto della Cattolica, quando il 24 luglio del 1971 Simonetta Ferrero, studentessa di 26 anni, venne ammazzata con 33 coltellate nel bagno dell’Università. O quando, il 17 maggio del 1972, fu “il primo giornalista ad arrivare in via Cherubini, avevano appena sparato al commissario Luigi Calabresi...”.

Raspelli è diventato poi critico gastronomico e padre di due figlie, avute dalla sua prima fidanzatina diventata anche sua compagna di vita. Ma quel ricordo è stato rimosso per tanto tempo: “Come un file cancellato per quarant’ anni e che d’ improvviso torna leggibile”, ha raccontato. “Era estate, vacanze in un collegio con altri ragazzi a Chiavari. Quasi un castello in cui ogni studente aveva una stanza. Io ero nella mia. Un pomeriggio mi assalirono in sei mentre io stavo riposando sul letto nella mia camera. In quattro mi bloccarono, gli altri mi tirarono giù i pantaloni. Mi violentarono”.

Di quell’episodio Edoardo Raspelli non parà con nessuno, né con il padre fascista e rigoroso, né con la madre, una donna moderna ma evidentemente non troppo, che un giorno, quando andò al cinema con il figlio a vedere la storia di un’amicizia-amore tra due ragazzi e lo vide piangere gli disse: “Piuttosto che tu fossi come loro, preferirei che fossi morto”. “Io non ero come loro, ha spiegato Raspelli, ma quelle parole le trovai ugualmente terribili. E forse per questo preferii dimenticare tutto”.