Eredità Alberto Sordi, il giudice: “Non c’è stato alcun raggiro”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Agosto 2019 12:05 | Ultimo aggiornamento: 2 Agosto 2019 12:15
Eredità Alberto Sordi giudice

Nella foto di archivio Ansa del 1999, l’attore romano Alberto Sordi

ROMA – Non c’è stato alcun raggiro, nessuna prova. Nessuna certezza che Aurelia Sordi fosse incapace di intendere. In cinquanta pagine di motivazioni il giudice monocratico di Roma ha così spiegato perché secondo lei Arturo Artadi (il peruviano che accudiva la sorella di Alberto Sordi), insieme a un notaio, a due avvocati e al resto dei domestici, dieci imputati in tutto, dovessero essere tutti assolti. Le accuse, a secondo dei casi, andavano dalla circonvenzione di incapace alla ricettazione per aver intascato lauti regali per oltre due milioni di euro. La Procura aveva chiesto condanne fino a 4 anni.

“Si ritiene conclusivamente – ha scritto il giudice – di non poter affermare con certezza la condizione di circonvenibilità della parte offesa all’epoca dei fatti, non provato peraltro in relazione al singolo atto”, ossia alla singola donazione. E ciò “tenuto conto dei numerosi dati probatori di segno contrario alle conclusioni a cui sono giunti i periti che visitarono la parte offesa, in un momento in cui come si è chiarito il contesto affettivo di Aurelia Sordi era profondamente mutato per via dell’allontanamento di Arturo Artadi (il Principe, come lei stessa lo chiamava)”.

Una vicenda, quella dell’allontanamento, stabilito per fini di giustizia, come ha chiarito il giudice, “dall’impatto emotivo importante. E a cui va aggiunto un accidente vascolare, sì da potersi anche ipotizzare che i periti abbiano avuto a che fare con una persona profondamente diversa da quella che aveva compiuto gli atti dispositivi”. (Fonte Il Messaggero).