Eternit, il processo rischia il trasferimento da Torino a Genova

Pubblicato il 10 Marzo 2010 11:18 | Ultimo aggiornamento: 10 Marzo 2010 11:18

L’amianto continua a diffondere i suoi veleni. È stato sollevato in udienza ieri dai legali di Stephan Schmidheiny, Luis De Cartier, vertici dell’azienda Eternit, la questione di competenza territoriale del processo. Già in sede di udienza preliminare i giudici avevano respinto la richiesta con motivazioni tecnico giuridiche supportate da una recente sentenza della Cassazione.

Torino, perché a Casale Monferrato c’era la sede dello stabilimento che è costato la morte per mesotelioma e asbestosi a centinaia di persone e la malattia ad altrettante, o Genova, sede legale dell’azienda, il luogo del procedimento? Gli avvocati della multinazionale sostengono infatti che a Genova sarebbero state prese tutte le decisioni alla base dei reati e delle omissioni contestate nel processo, e il capoluogo ligure sarebbe la sede dove collocare il “giudice naturale”.

Stabilimento dell'Eternit

L’accoglimento o il respingimento della richiesta sarà noto tra quindici giorni. I parenti delle vittime e gli stessi malati coinvolti nel giudizio tornano a far sentire la propria voce e vivono nell’ansia le due settimane che li separano dalla decisione dei giudici. Romana Pavesi Blasotti, la pasionaria di Casale Monferrato, che ha perso cinque familiari per le polveri d’amianto respirate all’interno dello stabilimento dell’Eternit, racconta la mattinata intensa e sofferta: “Ho paura. Temo che il rischio di trasferimento del processo a Genova, lo spostamento chiesto dalle agguerrite difese, ci sia. Spero con tutta me stessa che il dibattimento rimanga a Torino. Altrimenti sarebbe un salto indietro di anni, un salto nel buio. E un altro dolore”. Lo spostamento del processo a Genova comporterebbe, infatti, un notevole rallentamento dei lavori: la procura di Torino conosce già le carte processuali, mentre quella di Genova dovrebbe partire da zero.

I sostituti procuratori Gianfranco Colace e Sara Panelli, come anche gli avvocati di parte civile, si sono opposti in aula alle richieste dei legali di Stephan Schmidheiny e Luis De Cartier e hanno chiesto il respingimento di tutte le eccezioni di nullità e di incompetenza presentate. Il pm Raffaele Guariniello ha aggiunto amaramente di essersi “sentito messo sotto accusa” per capi di imputazione ritenuti dalle difese “generici e infondati” e “invece chiari e precisi”.

Il 22 marzo la prossima udienza. Il presidente del collegio Giuseppe Casalbore si è preso due settimane di tempo per la valutazione della richiesta, e allora si saprà se lo storico processo rimarrà a Torino o meno.

*Scuola di Giornalismo Luiss