Fabrizio Piscitelli, ultrà Lazio ucciso con un colpo di pistola FOTO: agguato in un parco a Roma, killer vestito da runner

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 Agosto 2019 19:59 | Ultimo aggiornamento: 8 Agosto 2019 9:32
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Il corpo di Fabrizio Piscitelli a terra (foto Ansa)

ROMA – Fabrizio Piscitelli, ex ultrà degli Irriducibili della Lazio noto con il nome di Diabolik, nel pomeriggio di mercoledì 7 agosto è stato centrato da un colpo di pistola alla testa mentre era seduto su una panchina da una persona vestita da runner. L’omicidio è avvenuto nel parco degli Acquedotti a Roma, un’estesa area verde confinante col parco dell’Appia Antica e che si trova nel quartiere Tuscolano. 

Diabolik è stato implicato in precedenza in una vicenda di droga: nel parco è stato raggiunto da un colpo alla testa sparato a distanza ravvicinata. A dare l’allarme è stato un passante. Le indagini ora saranno affidateai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia: in Procura è stato aperto un fascicolo di indagine, al momento a carico di ignoti e coordinato dal pm di turno esterno e da quello della Dda.

Piscitelli è stato prima avvicinato alle spalle per essere poi centrato da un unico colpo. Il killer, secondo le testimonianze raccolte, era a piedi ed era vestito da runner per confondersi tra i tanti che fanno jogging nel Parco Acquedotti. Ad averlo visto scappare verso via Lemonia è stato un ragazzo che faceva jogging e una donna seduta su una panchina.

Subito dopo la diffusione della notizia, decine di persone, tra amici e tifosi della Lazio, si sono radunati sul posto in cui è stato ucciso Piscitelli. Presente anche la figlia di Piscitelli che ha urlato: “Bastardi, che gli avete fatto? Papà mio… Alle spalle. No”.  

Mazzi di fiori sono stati lasciati davanti alla sede degli Irriducibili di via Amulio, in zona Tuscolana, a poca distanza da dove è stato ucciso l’ex capo ultrà della Lazio. Qualcuno ha portato fiori anche nel parco degli Acquedotti dove l’uomo è morto. Gli ultrà presenti hanno allontanato e insultato i giornalisti presenti. 

L’area è stata transennata e presidiata dalla polizia: sul posto ci sono gli investigatori della Squadra Mobile e quelli della scientifica che stanno effettuando i rilievi e interrogando i testimoni.   

 Pd: “Salvini giullare si dimetta” 

Tra le prime reazioni politiche quella del Pd: “Mentre Matteo Salvini pensa al rimpasto di governo, al suo partito e alle sue ambizioni politiche nella Capitale si commette un omicidio in un parco pubblico frequentato da tante persone”. Lo scrive in una nota la vicesegretaria del Pd, Paola De Micheli.

“Un delitto su cui indaga l’antimafia – aggiunge -. L’ennesimo gravissimo fatto di cronaca nera nella Capitale come tanti che stanno avvenendo nel Paese. Salvini non garantisce nessuna sicurezza, per lui è solo un fallimento. Lasci il Viminale: gli italiani hanno bisogno di un ministro dell’Interno nel pieno delle sue funzioni e non di un giullare”.

Diabolik, chi era Fabrizio Piscitelli

Dalla “conquista” della Curva Nord al tentativo di scalata della Lazio, dall’arresto per traffico di droga al sequestro di due milioni di euro da parte della Guardia di Finanza. E poi iniziative ispirate all’antisemitismo e agli ambienti dell’estrema destra che frequentava. Fabrizio Piscitelli, conosciuto con il soprannome di Diabolik, si fa conoscere oltre 20 anni fa alla guida degli Irriducibili, il gruppo ultras più oltranzista della Curva Nord della Lazio.

Nel 2013 venne arrestato dopo un mese di ricerche in un appartamento alla periferia di Roma, dove si nascondeva dalla Guardia di Finanza. L’accusa nei suoi confronti era quella di essere a capo di un gruppo criminale che gestiva un traffico di droga internazionale lungo l’asse Italia-Spagna.

Nel covo venne trovato anche un arsenale che avrebbe potuto essere utilizzato per gli scontri allo stadio. Due anni dopo, nel 2015, fu condannato, insieme ad altri tre capi ultrà della Curva Nord, per il tentativo di scalata alla Lazio.  Un’inchiesta che coinvolse anche l’ex leggenda biancoceleste, Giorgio Chinaglia.

Nel 2016 le Fiamme Gialle gli sequestrarono beni per due milioni di euro, compresa la sua villa a Grottaferrata. Un immobile che poi fu soggetto a revoca della confisca da parte della Cassazione. Il nome di Diabolik è legato a tante altre azioni messe a segno dagli Irriducibili, gruppo ultrà vicino agli ambienti di estrema destra e autore di una lunga contestazione nei confronti dell’attuale presidente della Lazio, Claudio Lotito.

Il 30 gennaio del 2000, in occasione di Lazio-Bari nell’annata dello scudetto vinto da Sven Goran Eriksson, fecero il giro del mondo le immagini dello striscione esposto in Curva nord in “onore alla tigre Arkan”.

Il riferimento era a Zeljko Raznatovic, criminale di guerra serbo accusato di genocidio e crimini contro l’umanità, morto in quei giorni. Due anni fa proprio gli Irriducibili finirono nella cronaca per aver affisso adesivi di chiaro stampo antisemita che ritraevano Anna Frank con la maglia giallorossa nella Curva Sud dei cugini romanisti.

E, appena un anno fa, fece scalpore un volantino, a firma del sedicente “direttivo Diabolik Pluto” (due capi ultrà), che vietava alle di stare nelle prime dieci file della Curva Nord, considerato un “luogo sacro” della tifoseria biancoceleste. “Chi sceglie lo stadio come alternativa alla spensierata e romantica giornata a Villa Borghese – era l’accusa – andasse in altri settori”.

Fonte: Agi, Ansa. Foto Ansa

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