Cronaca Italia

Foggia, dottoressa visita paziente a domicilio: lui l’aggredisce col fucile

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Foggia, dottoressa visita paziente a domicilio: lui l’aggredisce col fucile

FOGGIA – Una dottoressa è stata aggredita dal paziente che stava visitando. La donna si è recata a casa dell’uomo, che soffre di problemi psichici, per una visita a domicilio e lui l’ha minacciata col fucile per non essere ricoverato in ospedale. A salvare la dottoressa è stata la sorella dell’uomo, che è intervenuta e ha allertato il 118 e i carabinieri.

L’episodio è avvenuto in una abitazione di Foggia. La dottoressa, in servizio presso la guardia medica, ha effettuato una visita a domicilio e il paziente ha reagito davanti alla richiesta di ricovero imbracciando il fucile e minacciandola di morte. Repubblica nell’edizione di Bari scrive che la situazione stava degenerando, con il paziente sempre più agitato, che è stato poi bloccato e ricoverato:

“L’episodio è stato denunciato dalla segnalato alla segretaria provinciale di Foggia del sindacato dei medici italiani (Smi), Nunzia Pia Placentino che parla di “ennesimo episodio di violenza, a mano armata, nel domicilio del paziente, ai danni di una guardia medica” che avviene “nel silenzio imbarazzante delle istituzioni”. “I medici di guardia continuano a subire aggressioni – si aggiunge – in quella che si può definire una continua escalation di violenze al personale sanitario”.

“A distanza di 10 mesi dall’aggressione armata di Statte (Taranto), e a distanza di 2 dalla violenza di Trecastagni (Catania) – evidenzia lo Smi – nessuna risposta seria è arrivata da parte delle Aziende Sanitarie né, appunto, da parte delle istituzioni”. “I sindacati, in Puglia – continua la nota – dopo varie proposte cadute nel nulla a livello aziendale nelle varie province, hanno avanzato nello scorso tavolo regionale del 22 settembre un progetto per la messa in sicurezza delle sedi, ma a tutt’oggi nulla si sa in merito a quella iniziativa”.

“I medici – conclude Placentino – hanno diritto a lavorare in condizioni normali, non precarie e nella paura, devono poter ritornare serenamente a casa dalle loro famiglie a fine turno, sapendo di poter svolgere, un ‘pubblico servizio’ in condizioni di sicurezza”.

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