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“L’immigrato è gay, non va espulso”. A Genova diritto d’asilo riconosciuto a un ecuadoriano perché omosessuale

L’omosessualità è un elemento fondamentale per ottenere il diritto di asilo in Italia. Per lo meno se rientrare nel paese di origine comporterebbe violenze o discriminazioni. Ad affermarlo, con la sua decisione, è stato il giudice di pace di Genova Elena Paolicchi che ha revocato il decreto di espulsione nei confronti di un immigrato ecuadoriano. In base all’articolo 10 della Costituzione, che riconosce agli stranieri il diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, al cittadino sudamericano, dichiaratamente gay, è stato impedito di tornare nel proprio paese dove già in passato era stato sottoposto a violenze omofobe.

Il giovane aveva infatti lasciato l’Ecuador per giungere in Italia proprio perché aveva subito delle discriminazioni in quanto omosessuale. Durante il procedimento per la richiesta dello status di rifugiato, l’ecuadoriano è stato assistito dallo Sportello Legale dell’Arcigay Genova.

“E’ importante aver riconosciuto l’esistenza di questi presupposti anche perché il giovane proviene da un paese dove, pur non essendoci una legge discriminante omofoba – ha spiegato l’avvocato Damiano Fiorato, responsabile dello Sportello legale – gli atti persecutori e di violenza sono all’ordine del giorno e di fatto tollerate dalle autorità”. Il provvedimento di espulsione da parte del prefetto di Genova, ricevuto dal giovane ecuadoriano perché immigrato irregolare, è stato impugnato dai legali dell’Arcigay, il cui presidente Valerio Barbini ha espresso la sua soddisfazione per la decisione del giudice.

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