Ladri in villa, dove la cassaforte? Pugni, poi l’amputazione. E il: Torniamo, siamo in zona

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 settembre 2018 8:45 | Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2018 8:45
Ladri in villa a Lanciano, dove la cassaforte? Pugni, poi l'amputazione. E il: Torniamo, siamo in zona

Ladri in villa, dove la cassaforte? Pugni, poi l’amputazione. E il: Torniamo, siamo in zona (foto Ansa)

ROMA – Ladri in villa, siamo a Lanciano, vicino Chieti. Ladri in villa, sono in quattro a volto coperto. Alle quattro del mattino sono dentro, dentro casa di Carlo Martelli e Niva Bazzan. Ci resteranno per due ore, fino alla sei. E saranno due ore di ferocia. Non solo ladri ma autentici torturatori delle loro vittime.

Ladri in villa che non stanno attenti a non farsi sentire. Tutt’altro. Neanche, come talvolta accade, narcotizzano quelli che stanno per derubare perché non diano fastidio. No, questi i padroni di casa li cercano, li svegliano, li legano e li picchiano. Racconterà poi da un letto di ospedale Carlo Martelli: “Domanda e pugno, domanda e pugno…dove sta la cassaforte? Gli dicevo non ce l’abbiamo. Domanda e pugno, domanda e pugno e ancora e ancora…”.

Carlo Martelli ha il volto fasciato e ancora macchiato da sangue raggrumato sotto le bende. Letteralmente la faccia gonfia di botte. Niva Bazzan, sua moglie, in ospedale hanno provato a riattaccarle il lobo dell’orecchio tagliato. Glielo hanno amputato loro, i ladri entrati in villa. Le botte non bastavano a far parlare, a far rivelare dove stava una cassaforte che non c’era. E allora la tortura col coltello, il lobo dell’orecchio tagliato.

Ma la cassaforte non c’è. E allora fuori il bancomat e uno o due dei quattro ladri feroci vanno a prendersi quanto più contante possibile con la tesserina del bancomat e la carta di credito. Non senza aver spiegato alle due vittime: se non ci sono i soldi quando torniamo vi tagliamo qualche altro pezzettino. Prelevano, tornano. Recuperano i due rimasti.

Sono a volto coperto. Uno solo parla per tutti. E quello che parla parla italiano. Parla italiano da italiano. Questa almeno l’impressione delle vittime. Gli altri tre restano muti. Quello che parla saluta le sue vittime con un ultimo sfregio verbale. Dice, promette, infierisce: quando mettete finalmente una cassaforte fatecelo sapere che torniamo, tanto siamo di zona. Vanno via prendendosi la macchina delle loro vittime.