Manduria, Antonio Stano forse non è stato l’unica vittima della baby gang: nelle chat altre vittime

di redazione Blitz
Pubblicato il 31 maggio 2019 22:39 | Ultimo aggiornamento: 31 maggio 2019 22:39
Manduria, Antonio Stano forse non è stato l'unica vittima della baby gang: nelle chat altre vittime

Manduria, Antonio Stano forse non è stato l’unica vittima della baby gang: nelle chat altre vittime

MANDURIA (TARANTO) – Antonio Stano, il pensionato di Manduria (Taranto) di 66 anni morto di inedia dopo essersi chiuso in casa per fuggire alle ingiurie di una baby gang, potrebbe non essere stata l’unica vittima dei ragazzini.

Secondo il giornale La voce di Manduria, infatti, potrebbe esserci un legame tra la gang di giovanissimi ed un altro anziano che nello stesso paese è stato sottoposto a vessazioni da parte di un altro gruppo di bulli e che si è visto anche distruggere la casa da un incendio appiccato da uno di loro.

Secondo La voce di Manduria questa seconda vittima, Cosimo Mandurino, soprannominato ‘Mimmo motorino’, sarebbe andata in caserma dai carabinieri offrendo indicazioni utili per l’identificazione di almeno due componenti della banda che lo avrebbero insultato e vessato più volte e che poi avrebbero dato fuoco alla sua casa.

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Non si tratterebbe delle stesse persone poi accusate delle torture a Stano, ma il legame tra le due bande sarebbe nel fatto che nella chat degli ‘orfanelli’ accusati per la vicenda Stano sarebbero state trovate foto dell’incendio della casa di Mandurino. Nella stessa chat sarebbero stati trovati altri video – mandati in onda dalla trasmissione Rai Chi l’ha visto? – che documentano altri atti di bullismo contro Stano e contro un’altra vittima. Un altro anziano inseguito, aggredito e deriso dinanzi alla porta di casa con le stesse modalità usate per il pensionato poi morto.

Attualmente per la morte di Stano sono detenuti due maggiorenni di 19 e 22 anni e sei minorenni. Altri dieci minori sono indagati in stato di libertà. Le accuse per gli indagati sono di tortura aggravata dalla crudeltà, violazione di domicilio, sequestro di persona e danneggiamento. (Fonte: Ansa)