Omicidio Giuseppe Carlino: ergastolo al boss Michele Senese

di Francesco Tamburro
Pubblicato il 1 novembre 2014 6:25 | Ultimo aggiornamento: 31 ottobre 2014 22:43
Omicidio Giuseppe Carlino: ergastolo al boss Michele Senese

Omicidio Giuseppe Carlino: ergastolo al boss Michele Senese

(ANSA) – ROMA  – Dopo 13 anni arrivano le condanne per l’omicidio del boss della Marranella Giuseppe Carlino, freddato con quattro colpi di pistola il 10 settembre 2001 sul litorale di Torvaianica. Uno omicidio di stampo mafioso, hanno accertato gli investigatori, maturato in un clima di vendetta.

Oggi (31 ottobre, ndr)  il gup di Roma Bernadette Nicotra ha inflitto l’ergastolo al boss camorrista Michele Senese, ritenuto il mandante del delitto, ed al pregiudicato Domenico Pagnozzi, accusato di essere l’autore materiale dell’omicidio. Per altri tre complici, Raffaele Carlo Pisanelli e Giovanni De Salvio e Fiore Clemente la pena decisa dal gup è stata di 30 anni.

Accolte le richieste dei pm Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini che hanno anche ottenuto il riconoscimento, per gli imputati, dell’aggravante delle finalità mafiose. A chiudere il cerchio sui responsabili del delitto erano stati i carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma nelle cui mani erano finite anche le informazioni di due pentiti, Antonio Riccardi e Vincenzo Carotenuto, ai quali sono stati inflitti oggi rispettivamente 12 e 8 anni di reclusione.

Un omicidio eseguito per rispondere con altro sangue all’uccisione di Gennaro Senese (1997), fratello ‘mai dimenticato’ di Michele, e per riaffermare il prestigio dell’organizzazione criminale gestita da quest’ultimo. Secondo l’accusa Michele Senese diede l’incarico di eseguire l’agguato a Pagnozzi, con il quale aveva un’alleanza criminale risalente ai tempi della guerra di camorra degli anni ’80 per la comune militanza nella ‘Nuova Famiglia’ di Carmine Alfieri, in contrapposizione alla Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo.

In seguito, i due si trasferirono a Roma, Senese a meta’ degli anni ’80, e Pagnozzi a partire dal 2000, dove iniziarono a collaborare, offrendosi reciproca assistenza nell’esecuzione di omicidi. All’epoca dei fatti, il pregiudicato era latitante in quanto destinatario di una misura cautelare per associazione mafiosa. Ad incastrare Pagnozzi, in particolare, fu un fazzoletto di carta bianca trovato nella Fiat Croma usata dai killer di Giuseppe Carlino. Su quel pezzo di carta c’era una traccia genetica riconducibile a Pagnozzi. Da qui la richiesta di arresto dell’uomo che, in un primo momento era scampato ad una analoga richiesta di arresto da parte dei pm Tescaroli e Cascini. .