Palermo diserta il corteo per Borsellino, meno di 100 persone sotto il castello di Utveggio

Pubblicato il 18 luglio 2010 11:54 | Ultimo aggiornamento: 18 luglio 2010 11:54

Meno di 100 persone, molte delle quali non siciliane, hanno partecipato al corteo in memoria della strage di via D’Amelio, che il 19 luglio 1992 uccise Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta. Forse il caldo ma  in pochi hanno chiesto, tenendo un’agenda rossa (quella di Borsellino, sparita a mai più ritrovata dopo l’esplosione) e cantando “Bella ciao”,  che si arrivi alla verità sulla strage di via D’Amelio. Il corteo, partito dal luogo dell’esplosione dell’autobomba, è giunto al castello Utveggio che avrebbe ospitato una sede riservata del Sisde.

“Siamo prossimi a una svolta nelle indagini sulla strage di via D’Amelio e ora, più che mai, dobbiamo stare attenti che le porte blindate che ancora ci separano dalla verità non ci vengano chiuse in faccia per l’ennesima volta”.Lo ha detto Salvatore Borsellino, fratello del giudice assassinato. “In un momento così delicato non c’è solo il rischio, ma la certezza che ci siano tentativi di depistaggio, anche istituzionali. Mi riferisco alla protezione negata al pentito Gaspare Spatuzza. Dannosa per le indagini che tentano di fare chiarezza sui tanti misteri legati alla morte di mio fratello, sarebbe anche la legge sulle intercettazioni, un provvedimento iniquo da bocciare in toto”.

Borsellino ha, infine, criticato “il silenzio di quegli esponenti delle istituzioni che solo a 18 anni dalla strage hanno ricordato particolari che, se fossero stati conosciuti prima, avrebbero potuto dare un input diverso alle inchieste”.