Ponte Morandi, revoca della concessione ad Autostrade? Costerebbe 15 miliardi

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 agosto 2018 14:44 | Ultimo aggiornamento: 16 agosto 2018 14:46
Ponte Morandi, revoca della concessione ad Autostrade: quanto ci vorrebbe e quanto costerebbe

Ponte Morandi, revoca della concessione ad Autostrade: quanto ci vorrebbe e quanto costerebbe (Foto Ansa)

GENOVA – Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e i suoi vice Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno invocato la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Ma si può davvero mettere in pratica?

Gli analisti sono scettici sul fatto che il contratto di concessione possa essere revocato, sia per via dei costi a carico dello Stato che per la sussistenza dei presupposti giuridici che possano far scattare la richiesta. “Una mossa di questo tipo non sarebbe finanziariamente realizzabile, in quanto l‘Anas (cioè lo Stato) dovrebbe pagare miliardi ad Atlantia“, sostengono gli analisti, che ricordano come “il contratto di concessione potrebbe aiutare a proteggere Atlantia” visto che, in caso di revoca, “stabilisce il diritto al risarcimento per Autostrade per l’Italia”. Molti ricordano come si tratti di un contratto “intoccabile”.

Per arrivare ad una revoca bisognerebbe ci fosse la prova di una seria violazione in corso delle condizioni del contratto, ma poi questo “dovrebbe essere seguito da un invito formale sanare la sua posizione che il titolare della concessione dovrebbe ignorare.

Secondo le stime del Sole 24 Ore, inoltre, la revoca avrebbe un costo stimato sui 15-20 miliardi di euro. L’iter è descritto nella Convenzione stipulata da Aspi e Anas nel 2008 che riguarda oltre 2.800 chilometri di autostrada italiana e scade nel 2038.

L’articolo 9 della Convenzione Unica che disciplina la “decadenza della concessione” prevede che “la decadenza della concessione può essere dichiarata se perdura la grave inadempienza da parte del concessionario rispetto agli obblighi previsti”.

Questo presuppone una comunicazione formale di inadempienza dal concedente al concessionario fissando “un congruo termine per fornire le proprie giustificazioni”. Ma questa comunicazione secondo Atlantia ad oggi non c’è stata. Se il concedente contesta l’inadempimento scatta la diffida, ma al contempo il concessionario può esercitare le proprie controdeduzioni. Se vengono rigettate alla concessionaria vengono concessi altri due mesi per adempiere. Se poi non si adempie e arriva il decreto di decadenza la società può fare ricorso al tar e poi al Consiglio di Stato.

Anche in caso di decadenza, comunque, il concedente, per subentrare, deve pagare al concessionario decaduto di un importo “corrispondente al valore attuale netto dei ricavi della gestione, prevedibile alla data del provvedimento di decadenza sino alla scadenza della concessione, al netto dei relativi costi, oneri, investimenti ed imposte prevedibili nel medesimo periodo”. Secondo le stime degli analisti si tratta di circa 1 miliardo l’anno. Quindi se lo Stato subentrasse ad Atlantia dovrebbe pagare una cifra stimata tra 15 e 20 miliardi.