Si risvegliò dal coma e riconobbe nel nipote il suo killer: la Corte non gli crede e assolve il familiare

Pubblicato il 23 luglio 2010 22:40 | Ultimo aggiornamento: 23 luglio 2010 22:43

Ai giudici della Corte di Assise di Palermo non è bastato che la vittima prima di morire, riconoscesse nel nipote il suo killer. Secondo i giudici Domenico Gargano accusato dell’omicidio dello zio Antonino Tripoli è innocente. Una sentenza che lascia senza colpevole un omicidio avvenuto a Bagheria (Palermo) ad ottobre del 2008.

Secondo la Corte di Assise Tripoli, durante il riconoscimento, fatto in ospedale alla presenza degli investigatori, infatti, non era lucido. Per l’imputato il pm Maurizio Agnello aveva chiesto 27 anni di reclusione. L’agguato avvenne davanti a un magazzino di Bagheria che la vittima voleva affittare a due persone. Accortosi di avere dimenticato le chiavi chiese al nipote di portargliele. Non si sa cosa accadde dopo. Ma Tripoli fu trovato in fin di vita ferito da tre colpi di arma da fuoco. Dopo 15 giorni di coma, Tripoli si risvegliò e disse che a sparargli era stato il nipote. Ma, elemento debole del processo, non e’ stato mai accertato un movente plausibile. Oggi la decisione della Corte.

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