Roma metro C: varianti e costi lievitati, Cantone invia atti a Corte dei Conti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 luglio 2015 20:30 | Ultimo aggiornamento: 3 luglio 2015 20:31
Roma metro C: varianti e costi lievitati, Cantone invia atti a Corte dei Conti

Roma metro C: varianti e costi lievitati, Cantone invia atti a Corte dei Conti

ROMA – Costi d’investimento saliti di 700 milioni; 45 varianti, molte dopo rilievi archeologici senza “adeguate indagini preventive”; 65 milioni riconosciuti dopo un arbitrato a Metro C per attività “già ricomprese” nell’affido iniziale. Con queste motivazioni l’Autorità anticorruzione, presieduta da Raffaele Cantone, ha inviato alla Corte dei conti gli atti dell’ispezione sulla metro C di Roma.

La delibera firmata dal presidente Cantone, e dal segretario Maria Esposito è stata depositata giovedì. Il documento riporta tutti i passaggi della gara e del contratto per la nuova linea metropolitana a partire dal 2005, quando a gennaio una delibera Cipe individua il tracciato fondamentale, base d’asta: 2,5 miliardi di euro. Stazione appaltante la società del Comune capitolino “Roma Metropolitane”.

Il 28 febbraio 2006 la gara viene aggiudicata per circa 2,2 miliardi all’associazione temporanea di imprese costituita da Astaldi, Vianini Lavori, Consorzio Cooperative Costruzioni e Ansaldo Trasporti Sistemi Ferroviari che costituiscono la società “Metro C”, contraente generale. Questo, il background. Poi inizia una storia segnata da varianti e contenziosi. Di varianti, l’Anac ne conta 47: 7 a parità di importo, 5 in diminuzione e 33 in aumento, per un incremento dell’importo contrattuale di circa 316 milioni.

Sta di fatto che il documento che l’Authority ha trasmesso alla Procura della Corte dei conti, annota come “il costo dell’investimento per il cosiddetto ‘Tracciato fondamentale’ della linea C sia aumentato nel tempo passando dal valore iniziale di 3.047 milioni a 3.739 milioni di euro”. E secondo l’Anticorruzione, le varianti – che il documento enumera una per una in apposite tabelle e descrive nel dettaglio – hanno avuto una parte fondamentale nel far lievitare i costi. Un discorso che si intreccia con quello dei rilievi archeologici.

L’Anac, infatti, scrive che l’operato di Roma Metropolitane nell’appaltare l’opera “appare non coerente con i principi di trasparenza e di efficienza per aver messo a gara un progetto di tale rilevanza in carenza di adeguate indagini preventive, per una parte molto estesa del tracciato, senza tenere in debito conto i pareri espressi dalla Soprintendenza archeologica”.

E questo “ha determinato una notevole aleatorietà delle soluzioni progettuali da adottare nella fase di esecuzione e, ad appalto già in corso, rilevanti modifiche rispetto alle previsioni contrattuali, imputabili in parte anche al contraente generale”. E’ chiaro, infatti – segnala l’Anac – come a Metro C “siano rimesse le attività di progettazione delle indagini archeologiche e la loro esecuzione”, anche durante la realizzazione dell’opera. E quindi il ritrovamento di reperti durante i lavori “non può qualificarsi come evento di forza maggiore, ma costituisce circostanza insita nelle attività rimesse al contraente generale”.

Tradotto in parole povere: se decidi di costruire una linea metropolitana nella Capitale, devi aspettarti di incappare in qualche resto della Roma antica. Altro aspetto rilevante è quello del contenzioso insorto tra le società “Roma Metropolitane” e “Metro C”: quest’ultima ha chiesto il riconoscimento di notevoli importi, quantificati in 230 milioni di euro, per maggiori costi legati a manodopera, attrezzature, progettazione, sicurezza, assicurazioni e altre voci. E anche qui le varianti hanno un peso.

La questione si è chiusa con un lodo parziale nel 2012 e il riconoscimento a Metro C di 18,8 milioni in attuazione del lodo e di 46,5 milioni come oneri di funzione. Oneri che, però, secondo l’Anac, rientravano già nel contratto iniziale di affidamento. Quel lodo è passato in giudicato: Roma Metropolitane ha rinunciato ad impugnarlo. E invece, secondo l’Anticorruzione, aveva le carte in regola per farlo e avrebbe dovuto farlo. Ora della questione si occuperà la Corte dei Conti.