Terremoto Toscana: due scosse in Val d’Orcia. Forte boato ma nessun danno

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Ottobre 2020 12:43 | Ultimo aggiornamento: 27 Ottobre 2020 12:43
Terremoto Toscana 27 ottobre: due scosse in Val d'Orcia. Forte boato ma nessun danno

Terremoto Toscana: due scosse in Val d’Orcia. Forte boato ma nessun danno (Foto d’archivio Ansa)

Terremoto in Val d’Orcia, in Toscana: epicentro a Castiglione d’Orcia (Siena). Un forte boato ma nessun danno.

Due scosse di terremoto in Toscana, precisamente in Val d’Orcia (provincia di Siena) la mattina di martedì 27 ottobre.

Terremoto Toscana: le due scosse in Val d’Orcia

Alle 11,42 la prima scossa a Castiglione d’Orcia di magnitudo di 2.4. Pochi minuti dopo un’altra scossa più debole (magnitudo 1.7) con lo stesso epicentro. Ad accompagnare il terremoto anche un forte boato. Al momento non si registarno danni a cose o persone.

Terremoto in Svizzera (e Valtellina) la sera di domenica 25 ottobre  

Una scossa di terremoto avvertita la sera del 25 ottobre, in Valtellina, soprattutto degli abitanti dei piani più alti dei palazzi. L’epicentro del sisma, di magnitudo 4,2 alla profondità di due km, è in Svizzera. L’hanno seguito almeno tre significative scosse di assestamento di cui una di magnitudo 3.4. In Valtellina non risultano danni a cose o persone.

Scossa di terremoto anche in Sicilia il 26

Una scossa di terremoto di magnitudo 3.6 è stata registrata alle 4:52 del 26 ottobre al largo della costa settentrionale della Sicilia. Secondo i rilevamenti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), il sisma ha avuto ipocentro a 33 km di profondità ed epicentro 82 km a nordest di Bagheria (Palermo). Non si registrano danni a persone o cose.

Le acque sotterranee dell’Appennino oscillano per terremoti lontani

Le acque sotterranee dell’Appennino possono oscillare in risposta a terremoti lontani, che avvengono persino in altri continenti. Lo dimostrano le anomale variazioni del livello di una falda acquifera a Popoli, in Abruzzo, monitorata per cinque anni dai ricercatori dell’Università Sapienza di Roma in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).

I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Scientific Reports, rappresentano un ulteriore passo verso una possibile futura identificazione di segnali precursori dei terremoti nelle acque. Negli ultimi anni molti studi hanno evidenziato l’esistenza di un legame tra i terremoti e le variazioni nella circolazione delle acque sotterranee. Ma quello che non è ancora chiaro è come tale fenomeno riguardi anche i ‘telesismi’. Ovvero terremoti lontani, avvenuti in altri continenti, i cui effetti sono avvertiti a migliaia di chilometri dall’epicentro.

Lo studio sulla falda acquifera di Popoli

A fare luce sulla questione è proprio lo studio della falda acquifera di Popoli. Durante i cinque anni di monitoraggio sono stati identificati i segni lasciati da eventi sismici avvenuti nelle immediate vicinanze, ma anche 18 forti oscillazioni in risposta a terremoti di magnitudo superiore a 6.5 avvenuti in tutto il mondo, anche a oltre 18.000 chilometri di distanza.

I dati mostrano inoltre una correlazione tra la distanza del terremoto e la sua magnitudo con l’entità dell’oscillazione della falda freatica. “Dall’indagine idrogeologica e sismica è emerso che le onde sismiche responsabili delle perturbazioni sono le onde di Rayleigh che viaggiano sulla superficie terrestre, raggiungendo enormi distanze”, spiega Carlo Doglioni della Sapienza e presidente Ingv. “Ora che abbiamo individuato le perturbazioni causate dai terremoti lontani – precisa l’esperto – abbiamo uno strumento in più per distinguerle dai segnali precursori indotti dai sismi vicini”. (Fonti: Ansa e AgenziaImpress)