Valmalenco, Mattia Mingarelli scomparso in montagna: trovato il suo cellulare nella neve

di redazione Blitz
Pubblicato il 12 dicembre 2018 16:46 | Ultimo aggiornamento: 12 dicembre 2018 16:46
Valmalenco, Mattia Mingarelli scomparso in montagna: trovato il suo cellulare nella neve

Valmalenco, Mattia Mingarelli scomparso in montagna: trovato il suo cellulare nella neve (Foto Facebook)

SONDRIO – Un giovane di 30 anni, Mattia Mingarelli, agente di commercio di Albavilla (Como), è scomparso da venerdì 7 dicembre sui monti della Valmalenco, in provincia di Sondrio. 

Il gestore di un rifugio vicino alla casa di montagna del giovane ha trovato il suo telefono ed ha detto di averlo recuperato nella neve. Il cane di Mingarelli era legato vicino all’ingresso della casa, a circa 50 metri dal rifugio alpino a 1.700 metri di quota. Subito sono scattate le ricerche sulle montagne della località San Giuseppe, nel territorio comunale di Chiesa in Valmalenco.

Gli inquirenti hanno spiegato che “non sono emersi, al momento, elementi che possano spingerci verso una ipotesi delittuosa. Ma non sono da escludere altre piste e le ricerche proseguono senza sosta. Da quanto abbiamo accertato – ha aggiunto il capo della Procura, Claudio Gittardi – il giovane sarebbe arrivato in zona da solo, in compagnia soltanto del suo cane. In località Barchi avrebbe lasciato i bagagli nella sua baita per poi raggiungere un rifugio alpino della zona per pranzare. Si è poi congedato dicendo che sarebbe tornato per cena ma non è più tornato”.

Dopo aver pranzato, sempre secondo le ricostruzioni degli investigatori, il giovane sarebbe andato a fare una passeggiata con il cane. Attorno alle 16 pubblica una foto del cane e poi svanisce nel nulla.

Nella notte il cane invece non tornerà a casa, verrà trovato il giorno dopo che vaga tra la baita e il ristoro. Il cellulare, invece viene rinvenuto la mattina successiva nella neve, a poca distanza dalla casa dello scomparso dal gestore del ristoro Barchi che lo consegna ai genitori del trentenne giunti in quota a 1.700 metri per contribuire alle ricerche del ragazzo.

“L’ipotesi su cui stiamo lavorando – ha concluso il magistrato – è quella di un incidente o un malore in montagna. Stiamo perlustrando una ampia zona montuosa anche con i cani molecolari. Meno probabile l’ipotesi di un allontanamento volontario o di un gesto disperato. Non c’è nulla che possa far credere alla pista del suicidio. Stiamo lavorando e non escludiamo nulla”.