Yara Gambirasio, Massimo Bossetti scrive una lettera a Libero e se la prende anche con Alfano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Ottobre 2019 9:04 | Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre 2019 11:03
Massimo Bossetti, Ansa

Massimo Bossetti (foto Ansa)

ROMA – Massimo Bossetti, il muratore di Mapello accusato e condannato per l’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio, ha scritto una lettera a Libero. Lettera nella quale Bossetti se la prende anche con Alfano, ministro dell’Interno che, secondo il muratore, “calpestò la costituzione gridando al mondo che era stato preso l’assassino di Yara”.

Ma andiamo con ordine.

“Gentile Direttore Feltri – scrive Bossetti rivolgendosi al direttore di Libero, Vittorio Feltri – forse rimarrà sorpreso che io Le scriva, ad essere sincero lo avevo in mente da molto tempo, ma la pressione della vicenda che mi ha travolto e il massacro mediatico mi hanno messo alle corde come un pugile che le ha prese di santa ragione”.

“Ritengo – continua – che lei, da bergamasco doc, sia un uomo di sani principi. Io Direttore, non sono né l’ assassino della povera Jara (qui scrive Yara con la J e non con la Y, ndr), né il mostro che i media e i social hanno dipinto. Sono un uomo normale, semplice che pensava al lavoro e a non far mancare nulla alla propria famiglia”.

“Arriva – si legge ancora – quel maledetto giorno che ha sconvolto la mia vita e quella della mia famiglia, e dei miei cari che oggi mi guardano dal cielo, e sono convinto che questa vicenda li ha provati moltissimo. Non voglio entrare in questa lettera nei dettagli, però non posso fare a meno di dire che il trattamento che la giustizia italiana mi ha riservato è stato scorretto e ha calpestato ogni diritto alla difesa, e mi riferisco anche a quell’ex ministro dell’ Interno incapace, che gridava al mondo che era stato preso l’ assassino di Jara, calpestando la Costituzione”-

Il riferimento di Bossetti qui è all’ormai famoso tweet di Angelino Alfano. Tweet pubblicato il giorno in cui fu fermato Bossetti.

“Poi in carcere a Bergamo – continua Bossetti – la P.M. e vari responsabili dell’organo penitenziario, mi pressavano a confessare in continuazione un delitto proponendomi benefici. Come potevo confessare un delitto che non ho commesso? La P.M. più volte ha provato a propormi benefici, se erano così sicuri di aver preso l’ assassino, non li proponevano con insistenza, né benefici e tanto meno facevano produrre filmati manipolati da distribuire ai media”.

Continua Bossetti: “Poi, il non far assistere i miei legali alle prove più importanti dei reperti e del Dna. Grido dall’ inizio di ripetere la prova del Dna e sono sicuro che Le verrebbe ogni ragionevole dubbio. Perché è stato commesso “UN GRAVE ERRORE GIUDIZIARIO” (tutto maiusolo nella lettera, ndr), non sono io il colpevole, e il codice di procedura penale dice chiaramente all’articolo 533 C.P.P. 1° comma che il giudice pronuncia sentenza di condanna se l’ imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio”.

“Direttore – conclude Bossetti – La prego di porgermi la Sua mano d’aiuto, non è giusto essere dipinto un mostro, non è giusto che mi abbiano affibbiato un ergastolo, non è giusto che venga commesso un errore giudiziario, per l’incapacità professionale. Confido che Lei possa capire cosa ho e sto provando. Gentile Direttore, La prego di prendere in considerazione la mia richiesta d’ aiuto, restando a sua completa disposizione per ulteriori chiarimenti. Le porgo i miei più cordiali saluti, sperando di ricevere Sue notizie. In fede MASSIMO BOSSETTI”.

Fonte: Libero.