A Bologna da marzo non si effettuano cremazioni: "Inquinano troppo". Cittadini costretti a portare i propri cari a Ferrara (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Per il comune di Bologna le cremazioni sono troppe e inquinano. Per questa ragione, dallo scorso 11 marzo sono stati chiusi i tre impianti di Borgo Panigale con i bolognesi che sono ora costretti a portare le salme dei loro cari a Ferrara. Ma quante sono state le cremazioni in questi anni? Nel 2024 18mila, nel 2025 16.500 a fronte di circa 5mila decessi l’anno in città. Questi numeri enormi sarebbero dovuti al fatto che gli impianti bolognesi, a partire dal 2020 hanno stipulato accordi a prezzi calmierati che fino a marzo scorso hanno permesso di accogliere migliaia di salme provenienti anche da altre regioni.
L’agenzia regionale per l’ambiente dell’Emilia-Romagna ha ora avviato le verifiche necessarie per capire come far fronte al problema e chi gestisce le cremazioni (il comune e un socio privato ndr) spiega che non sa quando gli impianti riapriranno.

A commentare quello che sta accadendo è l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Stefano Cavedagna: “Il risultato è che, per i bolognesi, far cremare un proprio caro, costa persino più che per chi non vive qui”. I tempi si sono allungati di molto e due imprese funebri, già da due anni hanno denunciato la gestione del sistema con tempi d’attesa lunghissimi. A quanto pare sembrerebbe esserci anche un problema legato alla manutenzione degli impianti. “Prima dello stop”, continua Cavedagna, “i dipendenti di questi servizi lavoravano su tre turni di otto ore, domenica e festivi compresi, per poter supplire a tutte le domande. Temiamo che non ci sia solo un problema di insalubrità dell’aria. Se questi impianti continuano a lavorare senza fermarsi mai, è chiaro che hanno una necessità di manutenzione enorme”.
