Bambino arrestato dall'Ice, il giudice sospende l'espulsione del piccolo Liam (foto dal web) - Blitz quotidiano
Un bambino di cinque anni con un cappello di lana blu sormontato da orecchie bianche da coniglio, uno zainetto sulle spalle e lo sguardo spaesato, circondato da agenti armati con il volto coperto. Questa scena, fotografata in Minnesota, è diventata il simbolo di una vicenda che ha riacceso il dibattito sulle modalità operative dell’Ice, l’agenzia federale statunitense per l’immigrazione. Il piccolo si chiama Liam Conejo Ramos ed era stato fermato mentre tornava a casa dall’asilo insieme al padre.
Gli agenti hanno arrestato l’uomo, cittadino ecuadoriano, sostenendo che si trovasse irregolarmente nel Paese. Tuttavia, secondo il suo avvocato, l’uomo disporrebbe di documenti validi. Dopo il fermo, padre e figlio sono stati trasferiti in un centro di detenzione in Texas. Un giudice è poi intervenuto sospendendo l’espulsione accelerata, stabilendo che il caso dovrà proseguire in tribunale prima di qualsiasi decisione definitiva.
Le accuse sull’uso del bambino
La vicenda è diventata ancora più controversa per ciò che sarebbe accaduto attorno all’arresto. Gli agenti avrebbero dichiarato che la madre del bambino, incinta, si sarebbe rifiutata di tenerlo con sé. Diversi testimoni, però, raccontano una versione opposta: Liam sarebbe stato usato come strumento di pressione per indurre la donna a uscire di casa e permettere così il suo arresto.
Funzionari del distretto scolastico hanno parlato apertamente di un “bambino usato come esca”. Secondo il loro resoconto, un altro uomo presente fuori dall’abitazione avrebbe chiesto agli agenti di affidargli temporaneamente il piccolo, ma la richiesta sarebbe stata respinta. Questi elementi hanno alimentato critiche sulle procedure adottate e sulla tutela dei minori durante operazioni di polizia migratoria.
Altri casi e un clima di crescente tensione
Il caso di Liam non sarebbe isolato. A Minneapolis, una bambina di due anni sarebbe stata fermata con il padre il 22 gennaio, mentre rientravano a casa. In serata, un giudice federale avrebbe disposto il rilascio della piccola, ma secondo le ricostruzioni i funzionari avrebbero comunque trasferito entrambi in aereo verso un centro di detenzione in Texas.
Nelle settimane precedenti, nello stesso distretto scolastico, altri tre studenti sarebbero stati coinvolti in operazioni simili: due diciassettenni e una bambina di dieci anni. La sequenza di episodi sta alimentando proteste, interrogativi legali e un acceso confronto pubblico sulle politiche migratorie e sul trattamento riservato ai minori nelle operazioni di controllo.
