Dai social media alla neuropsichiatria infantile: il divieto under 15 convince tutti, a quando una legge? (foto Ansa-Blitzquotidiani)
Smartphone e Social Media sul banco degli imputati. Obiettivo: c’è una generazione in pericolo da salvare. Crescono i danni neurologici dall’abuso di telefonini e piattaforme. Non è esagerato parlare di allarme.
Esempio: i medici dell’ospedale Bambin Gesù di Roma sono costretti ad occuparsi di pazienti di 11 anni intossicati dai contenuti commerciali propinati loro dalle piattaforme e veicolati da influencer della loro età.
Lo smartphone a Natale è stato regalato anche ai bambini e (molti) ne abusano con risultati malefici e pericolosi come perdita di sonno, memoria più debole, difficoltà a concentrarsi, cyberbullismo.
Dati impressionanti
Li ha forniti in questi giorni sia il Mimit (Ministero delle imprese) che l’Università Cattolica. In sintesi: più di una bambina su cinque è vittima di cyberbullismo, aumentano gli accessi di bambini ai reparti di neuropsichiatria infantile.

In tutto il mondo studi autorevoli documentano la rilevanza del problema. Gli algoritmi dei social innescano dipendenze – di cui anche molti adulti fanno esperienze – che i padroni delle Big Tech scientificamente alimentano per trarne il massimo profitto.
L’europarlamentare Giorgio Gori ha scritto una “lettera appello“ a Giorgia Meloni per vietare i social media agli Under 15 e frenare la corsa dei giovanissimi agli smartphone.
Serve una legge che ancora non c’è. Alcuni Paesi – Francia, Spagna, Danimarca, Grecia, Slovenia, Cipro – hanno scritto alla Commissione Europea per sollecitarne l’intervento.
Proposta bipartisan ferma in Parlamento
In Parlamento giace una proposta di legge che mira a vietare l’accesso ai social ai minori di 15 anni, a meno che non vi sia l’esplicito consenso parentale. La proposta è stata condivisa da esponenti di Forza Italia, Lega, Italia Viva, AVS, mentre Azione e M5S hanno presentato proprie proposte molto simili.
Non è quindi un tema che divide maggioranza e minoranze. Dunque sono mature le condizioni per una iniziativa trasversale, accompagnata da un larghissimo consenso. Domanda: perché allora questa legge è ferma?
Un recente sondaggio del Grand Continent (rivista geopolitica online) citato anche dal giornalista Federico Fubini rivela che una larghissima maggioranza della opinione pubblica italiana è favorevole ad introdurre un divieto di accesso ai social network per i minori di 15 anni. Lo hanno già fatto l’Australia e il Regno Unito. Non c’è più tempo da perdere.
