Giallo della ricina, interrogata di nuovo la cugina: cosa non torna sulla cena del 23 dicembre (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Proseguono senza sosta le indagini sulla morte di Antonella e della figlia Sara, decedute a distanza di un giorno a causa di un avvelenamento da ricina. Nelle ultime ore è stata nuovamente ascoltata la cugina di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime. La donna è stata sentita per la seconda volta come persona informata sui fatti.
L’interrogatorio, durato oltre quattro ore, si è svolto negli uffici della squadra mobile di Campobasso, segno che gli inquirenti considerano il suo racconto particolarmente rilevante per ricostruire quanto accaduto nei giorni precedenti alla tragedia.
Il legame familiare e la convivenza
La donna vive proprio di fronte alla famiglia coinvolta, nella stessa palazzina di Pietracatella dove si sarebbe consumato il presunto delitto. Dopo la morte di Antonella e Sara, e il conseguente sequestro dell’abitazione, Gianni Di Vita e la figlia maggiore Alice si sono trasferiti temporaneamente proprio a casa della donna.
Questo elemento rende la sua posizione ancora più centrale nell’indagine, pur restando formalmente una persona informata dei fatti. Il fascicolo, infatti, al momento è ancora aperto contro ignoti, ma gli investigatori stanno cercando di chiarire ogni dettaglio delle relazioni e dei movimenti delle persone coinvolte.
I dubbi sulla sera del 23 dicembre
Uno dei punti cruciali su cui si concentrano gli inquirenti riguarda la sera del 23 dicembre, pochi giorni prima dei malori fatali. Secondo alcune ipotesi, Gianni Di Vita e la cugina potrebbero essere stati insieme quella sera, ma entrambi hanno negato questa circostanza durante gli interrogatori.
L’uomo ha dichiarato di aver cenato in casa con la moglie e la figlia Sara, mentre Alice, la primogenita, si trovava fuori con amici. Proprio per verificare questa versione, gli investigatori hanno convocato negli ultimi giorni anche alcune amiche delle due ragazze, nel tentativo di ricostruire con precisione gli spostamenti e le presenze.
Restano quindi diversi interrogativi ancora aperti, in un caso che si fa sempre più complesso. Le prossime verifiche e testimonianze saranno decisive per chiarire se dietro la morte di madre e figlia si nasconda davvero un avvelenamento doloso e, soprattutto, chi possa esserne il responsabile.
