(Foto Ansa)
“La guerra in Ucraina sta cambiando la Nato. Quello che stiamo imparando dalle crisi internazionali è che l’innovazione nel campo della difesa a cui eravamo abituati, ovvero sviluppare sistemi d’arma che impiegavano anni prima di poter essere usati sul terreno dal momento in cui venivano concepiti, è qualcosa che non ci possiamo più permettere”. Lo afferma, in un’intervista al Corriere della Sera, il generale Aurelio Colagrande, vicecomandante Supremo Alleato per la trasformazione della Nato.
Le parole del generale Colagrande
“Dobbiamo velocizzare la capacità dell’Alleanza – aggiunge – non soltanto di innovarsi e quindi di capire quali sono i trend e le evoluzioni sul campo, ma anche di trasformarli in sistemi d’arma che possono essere utilizzati. Anche perché stiamo vedendo in Ucraina che l’evoluzione non è più in termini di anni ma di mesi, se non addirittura a volte di settimane. I droni sono il caso più evidente ma non l’unico, si parla anche delle modalità di comando e controllo e dell’implementazione dell’Intelligenza artificiale: tutte cose che stiamo imparando da quello che sta succedendo in Ucraina, che ci porta a dover essere più veloci nel trasformare le capacità operative dell’Alleanza. È una questione che riguarda un po’ tutta l’industria occidentale, che non era attrezzata per far fronte ai nuovi trend che arrivano dal campo di battaglia”.
E le lezioni apprese dalla guerra in Iran? “Che le minacce di tipo sofisticato possono venire da tanti attori diversi e su domini diversi: cyber, Intelligenza artificiale, spazio” afferma ancora Colagrande. “Abbiamo ancora bisogno degli intercettori sofisticati – continua -, quindi missili di tipo Patriot come pure di velivoli come F35 e Eurofighter, sono insostituibili; ma abbiamo anche bisogno di intercettori a basso costo prodotti in massa, che possano essere usati contro i droni a basso costo in quantità decisamente superiori al passato” conclude l’alto ufficiale della Nato.
