Noelia Castillo Ramos durante una intervista (foto dal web) - Blitz quotidiano
Noelia Castillo, 25 anni, ha ricevuto l’iniezione per il suicidio assistito dopo un’attesa durata ben 601 giorni. La giovane si trovava nella struttura per anziani di Sant Pere de Ribes, vicino Barcellona, dove viveva da quando era rimasta paraplegica.
La sua condizione era conseguenza di un tentativo di togliersi la vita, maturato dopo una violenza sessuale subita nel 2022, un evento che aveva segnato profondamente la sua salute psicologica e fisica. Dopo oltre un anno e mezzo di iter medico e legale, la sua richiesta è stata finalmente accolta.
La sera prima della procedura, Noelia ha trascorso le sue ultime ore accanto alla madre, che le è rimasta vicino per tutto il percorso. Con loro anche altri familiari, tra cui la nonna. La giovane aveva espresso desideri precisi per il suo ultimo giorno, chiedendo di potersi preparare con cura e dignità.
“Voglio morire bella, indosserò il mio vestito preferito e mi truccherò”, aveva detto, sottolineando però la volontà di restare sola al momento dell’iniezione.
La legge sull’eutanasia e i requisiti rispettati
Noelia rientrava pienamente nei criteri stabiliti dalla legge spagnola sull’eutanasia, la cosiddetta “Legge organica di regolazione dell’eutanasia” (LORE). La normativa prevede che il paziente sia maggiorenne, capace di intendere e di volere e che la richiesta sia libera, informata e reiterata nel tempo.
Inoltre, è necessario dimostrare una condizione clinica grave e irreversibile, accompagnata da sofferenze considerate intollerabili. Nel caso di Noelia, la paralisi e il trauma psicologico conseguente alla violenza subita costituivano elementi sufficienti per soddisfare questi requisiti.
L’intero processo richiede anche il vaglio di più medici e l’approvazione da parte di una commissione pubblica di controllo. Dopo un iter complesso e prolungato, la richiesta della giovane è stata definitivamente accettata, confermando il suo diritto a decidere sul proprio fine vita.
La battaglia legale e le divisioni familiari
Il percorso di Noelia non è stato privo di ostacoli. Il padre della giovane si è opposto con forza alla sua decisione, avviando una lunga battaglia legale attraverso l’associazione ultra-religiosa Avvocati Cristiani.
Per mesi, si è cercato di bloccare la procedura, sostenendo la volontà del genitore contrario. Tuttavia, ben cinque tribunali hanno respinto i ricorsi, riconoscendo la legittimità della scelta della ragazza.
Noelia aveva commentato pubblicamente questi tentativi, considerandoli un’interferenza nella sua libertà personale: “Voglio andarmene ora in pace e smettere di soffrire, punto e basta”. Una posizione rimasta invariata nel tempo, nonostante le pressioni e il dibattito crescente attorno al suo caso.
La data iniziale per la procedura era stata fissata al 2 agosto 2024, ma le controversie legali e politiche hanno ritardato tutto fino al 26 marzo 2026, giorno in cui la sua volontà è stata finalmente rispettata.
Un caso che divide l’opinione pubblica
La vicenda di Noelia Castillo ha suscitato forti reazioni anche fuori dalle aule di tribunale. Nel giorno della sua morte, alcune decine di persone si sono radunate davanti alla residenza dell’ospedale Sant Camil, partecipando a un incontro organizzato da Christian Lawyers.
I presenti si sono riuniti per “pregare insieme”, stringendo rosari e manifestando il loro dissenso nei confronti della procedura. Tra loro anche María García Fuster, deputata del partito di estrema destra Vox, che ha dichiarato di essere lì per “esprimere le sue condoglianze”.
