Singapore, fustigazione nelle scuole contro il bullismo: nuova misura tra stretta disciplinare e polemiche (foto ANSA) - Blitz quotidiano
A Singapore il contrasto al bullismo scolastico entra in una fase ancora più rigorosa. Il governo ha infatti introdotto una misura che prevede la fustigazione per gli studenti maschi responsabili di atti di bullismo, inclusi episodi di cyberbullismo. La decisione arriva dopo una revisione durata un anno e segue diversi casi gravi che hanno coinvolto minacce e comportamenti aggressivi tra studenti.
Le nuove regole, discusse in parlamento il 5 maggio, stabiliscono che la punizione corporale potrà essere applicata ai ragazzi a partire dai nove anni di età, fino alla scuola primaria superiore e oltre, come “ultima risorsa” nei casi più gravi.
Come funzioneranno le punizioni e chi sarà coinvolto
Secondo quanto riportato da The Guardian, la fustigazione sarà applicata solo agli studenti maschi e potrà arrivare fino a tre colpi di bastone. La misura, già presente nel sistema educativo dal 1957, verrà ora regolamentata in modo più stringente e utilizzata solo dopo che altre forme disciplinari si siano rivelate inefficaci.
Il ministro dell’Istruzione Desmond Lee ha spiegato che la punizione sarà applicata solo «se tutte le altre misure si fossero rivelate inadeguate, vista la gravità della cattiva condotta». Ha inoltre precisato che il processo sarà sottoposto a controlli rigorosi: approvazione del preside, somministrazione da parte di insegnanti autorizzati e valutazione della maturità dello studente. Dopo la punizione, le scuole dovranno monitorare il benessere dello studente e offrire supporto psicologico.
Differenze di trattamento tra studenti e studentesse
Le nuove norme prevedono un trattamento diverso per le studentesse, che non potranno essere sottoposte a fustigazione. Per loro sono previste altre sanzioni disciplinari, come detenzione scolastica, sospensione, riduzione del voto di condotta e ulteriori misure correttive.
Il governo ha chiarito che la fustigazione rimane una misura eccezionale e non automatica, inserita in un sistema disciplinare più ampio. Il dibattito parlamentare ha sottolineato la necessità di affrontare il bullismo in modo strutturato, combinando punizioni e supporto educativo.
Le critiche internazionali e il dibattito sui diritti
La decisione ha suscitato forti reazioni a livello internazionale. Organizzazioni come UNICEF si oppongono all’uso delle punizioni corporali, sostenendo che possano danneggiare la salute fisica e mentale dei minori e favorire comportamenti problematici nel lungo periodo.
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ribadito in un rapporto recente che le punizioni corporali sono ancora “allarmantemente diffuse” nel mondo e associate a effetti negativi sullo sviluppo dei bambini.
Il contesto educativo e la posizione del governo
Il governo di Singapore difende la misura, sottolineando che il sistema scolastico opera in un quadro regolamentato e che l’obiettivo principale resta la correzione del comportamento e la tutela dell’ambiente educativo. Il ministro Lee ha riconosciuto gli studi internazionali sui rischi delle punizioni corporali in ambito domestico, ma ha distinto il contesto scolastico, ritenendo le misure disciplinari parte di un sistema controllato.
