(Foto d'archivio Ansa)
“Cosa è successo? Presto per dirlo, ma in questi casi spesso conta l’errore umano. Ci hanno chiesto di aiutare, sapevamo di avere le competenze necessarie per entrare in quella grotta in sicurezza”. Lo afferma, in un’intervista a Il Messaggero, Jenni Westerlund, speleosub del team finlandese che ha recuperato i corpi degli italiani morti durante un’immersione alle Maldive.
Le parole di Westerlund
“È ancora presto per trarre conclusioni – aggiunge -, per dire cosa sia andato storto durante l’immersione dei cinque sub italiani. Le indagini sono ancora in corso, ma negli incidenti di immersione in grotta la causa principale, più comune, è l’errore umano”.
“Ci siamo serviti di scooter subacquei – spiega Westerlund -. Uno di noi guidava, apriva la strada; l’altro assisteva, controllava, si occupava del carico. Ci sono cunicoli angusti in cui ci si muove a malapena, e poi all’improvviso si apre un’area più ampia. In generale, c’è sempre abbastanza spazio per far passare un subacqueo”. “Ci hanno chiesto di aiutare, e noi sapevamo di avere le competenze per farlo in modo sicuro, riducendo al minimo i rischi. Non c’era altro da valutare. Non ci potevamo tirare indietro” conclude la speleosub finlandese.
