Acquisti online extra Ue, arriva la tassa di 2 euro per i pacchi sotto i 150 euro (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Senza annunci roboanti né scontri politici particolarmente visibili, la cosiddetta “tassa sui pacchi” è diventata realtà. Il Consiglio dei ministri ha approvato una misura che introduce un contributo fisso di due euro su ogni spedizione proveniente da Paesi extra-Unione europea con valore inferiore ai 150 euro. Non si tratta più di un’ipotesi o di un emendamento in discussione, ma di una norma destinata a incidere concretamente sul quotidiano di milioni di consumatori e operatori dell’e-commerce. Il governo evita il termine “dazio” e preferisce parlare di contributo, ma nella pratica l’effetto è lo stesso: ogni pacco “low value” avrà un costo aggiuntivo. La misura segna un cambio di passo nell’approccio dello Stato verso un settore cresciuto in modo vertiginoso, fondato su spedizioni rapidissime e prezzi estremamente bassi, spesso senza un adeguato apparato di controlli.
La soglia dei 150 euro e il nodo dei controlli
Il cuore della nuova norma ruota attorno alla soglia dei 150 euro, che nel diritto doganale europeo separa le spedizioni soggette a controlli completi da quelle che possono usufruire di procedure semplificate. Proprio sotto questo limite si è sviluppata negli anni una vera e propria zona grigia, attraversata da milioni di pacchi di piccolo valore provenienti soprattutto dall’Asia. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha chiarito che il contributo nasce per rendere sostenibile la gestione di un flusso ormai enorme, difficile da controllare e da tracciare. Non è una tassa sul prodotto, ma un onere legato alla dichiarazione doganale semplificata, che finora era gratuita. Il messaggio è esplicito: il problema non è il singolo pacco, ma la massa complessiva delle spedizioni, che ha superato la capacità amministrativa del sistema.
Chi paga e come funziona la tassa
Dal punto di vista tecnico, il contributo è dovuto dal soggetto che presenta la dichiarazione doganale, generalmente operatori postali, corrieri o intermediari logistici. Tuttavia, è evidente che il costo verrà quasi sempre trasferito al consumatore finale, sotto forma di aumento del prezzo o di voce aggiuntiva al checkout. La circolare delle Dogane precisa anche che la tassa si applica a ogni singola spedizione e non al singolo ordine: una distinzione cruciale, perché il modello dell’e-commerce ultra low cost si basa spesso sulla frammentazione degli invii. Colpire la spedizione significa quindi intervenire direttamente su quella logica industriale che ha permesso di aggirare per anni i costi regolatori.
Fast fashion, piattaforme e mercato dell’usato
Il provvedimento viene inevitabilmente associato ai colossi dell’ultra fast fashion come Shein e Temu, che hanno costruito il proprio successo su prezzi bassissimi e su una gestione millimetrica delle soglie doganali. La tassa italiana interviene dove altre regolazioni europee, come il Digital Services Act, non arrivano: sulla materialità della spedizione. Sullo sfondo ci sono anche le pressioni del sistema moda italiano, che denuncia da tempo una concorrenza ritenuta sleale.
In questo contesto, le piattaforme dell’usato rivendicano una posizione distinta. Subito, ad esempio, sottolinea di operare esclusivamente in Italia e di non essere direttamente colpita dalla norma. Tuttavia, l’azienda osserva con attenzione gli effetti della misura, evidenziando come i prodotti a basso costo provenienti da fuori UE abbiano spesso un elevato costo ambientale, sociale e anche in termini di tutela dei dati.
