Rimborsi fiscali: costretti ad auto tagliarseli per vederseli pagati

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Maggio 2014 14:57 | Ultimo aggiornamento: 15 Maggio 2014 15:12
Rimborsi fiscali: costretti ad auto tagliarseli per vederseli pagati

Rimborsi fiscali: costretti ad auto tagliarseli per vederseli pagati

ROMA – Questa è una storia che solo l’Italia…solo in Italia può accadere. Dunque c’è uno Stato, un governo e un Fisco che tutti insieme ti dicono: se ristrutturi la tua casa noi ti diamo un rimborso fiscale pari al 50% di una spesa per lavori e impianti fino a 96 mila euro. Te lo dicono con una legge e tu, fidandoti della legge scritta, ristrutturi, spendi, dai il via e paghi lavori. Poi, come da legge, chiedi il rimborso fiscale del 50% di 96 mila euro. Pari a 48 mila euro. Tu hai speso, lo Stato ti deve 48 mila euro sotto forma di rimborsi fiscali. E’ un suo impegno, nero su bianco, legge votata.

La legge dice anche che il rimborso fiscale pari a 48 mila euro, se hai raggiunto la spesa massima fiscalmente deducibile in caso di ristrutturazione edilizia, ti verrà erogato in dieci rate, una all’anno. Quarantottomila diviso dieci fa 4.800. Non ci piove, aritmetica elementare alla portata di qualsiasi scrivania all’Agenzia delle Entrate. Dunque ancora: impegno scritto di governo, Stato e Agenzia delle Entrate di rimborsarti 4.800 euro l’anno se hai speso per ristrutturazioni edilizie 96 mila euro come da indicazioni e limiti di legge.

Ed eccola la storia che solo in Italia…L’Agenzia delle Entrate si accorge che, ma guarda…, sui rimborsi fiscali in molti imbrogliano: quelli che inventano situazioni anagrafiche-familiari false, quelli che…E allora che fa L’Agenzia delle Entrate? Sospende i rimborsi fiscali, il pagamento dei rimborsi fiscali se questi superano il valore di quattromila euro. Ma come, 4.800 euro era il limite garantito per legge e ora Agenzia delle Entrate non paga più sopra i quattromila euro?

Già, proprio così: la legge di stabilità ha stabilito che il “sostituto d’imposta”, cioè chi ti paga lo stipendio o la pensione, non può a luglio od agosto come accadeva da anni pagarti il rimborso fiscale. La tua documentata richiesta di rimborso fiscale, redatta a termine di legge e a misura di impegno di Stato, Governo e Fisco, l’Agenzia delle Entrate la esaminerà se supera i 4.000 euro. Agenzia delle Entrate comunica anche che si prende sei mesi di tempo per controllare se tutto è in regola.

Allora vuol dire che invece che a luglio o agosto ti pagano a Natale? Neanche per sogno! La legge di stabilità dice che Agenzia Entrate può controllare per sei mesi. Poi nessun limite di tempo per pagare davvero il rimborso fiscale. Altri sei mesi, un anno, due, tre? Al buon cuore del funzionario e alla buona sorte…

E qui la storia diventa ancor più compiutamente italiana, esclusivamente italiana. Mentre il Parlamento vota un ordine del giorno-supplica (a chi, a se stesso?) in cui si implora-consiglia di introdurre un limite temporale perché l’Agenzia paghi, mentre i più arditi legislatori provano a chiedere (a chi, a se stessi) che venga introdotto il “silenzio-assenso” (dopo i sei mesi di controllo se l’Agenzia non blocca esplicitamente il pagamento del rimborso, allora dopo sei mesi il sostituto d’imposta può pagarlo al contribuente), mentre sobolle il triangolo ipocrita sceneggiata parlamentare-ottusità burocratica-imperscrutabilità tecnica…

Mentre tutto questo va in scena dai commercialisti si è già più volte vista e registrata la seguente di scena: avrei diritto a quattromila e passa come rimborso fiscale ma, dotto’, prepari un rimborso fiscale di 3.990. Al resto rinuncio, me lo taglio da solo il rimborso, così almeno lo vedo, così almeno me lo pagano…

Tale è la fiducia, tale è il rapporto tra contribuente e Fisco, tra cittadino e Pubblica Amministrazione che ai commercialisti arriva ovunque la richiesta di rinunciare, occultare una parte dei rimborsi cui si ha diritto pur di non finire, rimborso e contribuente, nelle mani della burocrazia fiscale. Come le lucertole che si tagliano la coda in caso di pericolo. Solo che alle lucertole la coda ricresce, al contribuente il rimborso no.