Alitalia. Le sei condizioni di Poste Italiane: soldi solo sulla newco

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Luglio 2014 9:30 | Ultimo aggiornamento: 21 Luglio 2014 9:35
Alitalia. Le sei condizioni di Poste: soldi solo sulla newco

Alitalia. Le sei condizioni di Poste: soldi solo sulla newco

ROMA –  Alitalia. Le sei condizioni di Poste Italiane: soldi solo sulla newco. Le condizioni di Poste per un nuovo impegno finanziario in Alitalia potrebbero mettere in discussione l’intera operazione con Etihad. E’ quanto vanno ripetendo in queste ore banche e azionisti della compagnia italiana, rimaste di stucco di fronte ai paletti con cui la società guidata da Francesco Caio ha accettato di partecipare all’equity committment. Una frenata che arriva proprio in una settimana chiave, durante la quale potrebbe arrivare la firma del contratto tra le due compagnie. Del resto, Poste, che è quotata sul mercato, esige garanzie che l’affare abbia il profilo di un investimento vero con prospettive di profitto (“Su Alitalia il faro è il mercato” ha puntualizzato Caio).

Le sei condizioni di Poste. Tra le banche e i soci ci sarebbe irritazione perché la posizione presa da Poste, secondo azionista con il 19,48%, potrebbe mettere in difficoltà un po’ tutto. L’azionista pubblico di Alitalia avrebbe posto sei condizioni: la prima delle quali è quella di versare i 40 milioni nella newco anziché nella old company: questo muterebbe l’assetto della nuova Alitalia, con i soci che passerebbero da due a tre, Cai (46%), Poste (5%) ed Etihad con il 49%. Cambiare le carte in tavola a questo punto dell’operazione, sostengono fonti vicine al dossier, rischia di vanificare gli sforzi fatti fino ad ora. E creerebbe una situazione di soci di serie A e soci di serie B.

Secondo punto. «L’investimento», scrive Caio, «sarà effettuato direttamente nella New Alitalia», allo stesso «livello di Etihad e alle stesse condizioni». Poste, insomma, vuole esattamente le stesse garanzie degli arabi per la tutela del suo investimento. Terzo punto. Poste, insieme ai soci della vecchia Alitalia (riuniti in HoldCo), controlleranno il 51 per cento della compagnia di bandiera, con una partecipazione diretta della società pubblica del 5 per cento. Dunque tra HoldCo e Poste dovrà essere scritto un patto parasociale.  Quarto punto. A tutela dell’investimento […] il versamento dei soldi dell’aumento dovrà avvenire soltanto al closing dell’operazione. Quinto punto. Poste […] non concederà alcuna garanzia e non sborserà mai nemmeno un euro a favore di HoldCo. «In altre parole», scrive Caio, «l’esborso di 38,96 milioni di euro dovrà avere effettive prospettive di ritorno di mercato senza ulteriore impegno finanziario». Eventuali esigenze della vecchia Alitalia, chiarisce Caio senza mezze parole, dovranno essere «tutte coperte da altri soci diversi da Poste». (Andrea Bassi, Il Messaggero)

Al sesto punto la richiesta che tutte gli ostacoli (tipo i contenziosi con sindacati e banche) siano risolti e il closing dell’operazione avvenga entro il 31 dicembre, insieme all’aumento del capitale. Inoltre, arrivati a questo punto non ci sarebbero molti margini per riaprire la trattativa: anche perché le carte relative all’operazione, sulla base degli accordi raggiunti fino ad ora, infatti, sono già state inviate all’Ue per accelerare l’istruttoria. Che la situazione sia delicata lo conferma anche il fatto che il governo sia in campo, insieme all’azienda, per sciogliere il nodo: i contatti, secondo quanto si apprende, sono continui, anche perché i tempi stringono.

Venerdì è fissata l’assemblea dei soci che dovrebbe deliberare il nuovo impegno finanziario da circa 200 milioni a garanzia di eventuali perdite e contenziosi. E in settimana potrebbe essere convocato un consiglio di amministrazione della compagnia per varare l’aumento di capitale e forse anche per l’approvazione del testo del contratto tra Alitalia ed Etihad. Contratto che, come annunciato dal ceo di Etihad Hogan, verrà firmato entro fine mese. Non è escluso forse già entro questa settimana.

La posizione assunta dal manager sembra dunque ferma e in linea con quanto comunicato al termine del cda di Poste che si è tenuto il primo luglio. La strategia di Caio, condivisa dal board della società, è comprensibile: l’impegno iniziale di 75 milioni, versati alla fine del 2013, era giustificato dalla prospettiva di realizzare sinergie di costi e ricavi più o meno equivalenti a quanto investito. Mettere altri soldi, oppure aumentare il numero di persone che Poste dovrebbe assumere, farebbe saltare l’equilibrio investimento/sinergie e dunque comprometterebbe il ritorno dell’investimento stesso. (Laura Serafini, Il Sole 24 Ore)

I sindacati. Intanto i sindacati sono al lavoro per il referendum sulle intese siglate nei giorni scorsi. La Uiltrasporti domani invierà una lettera a Cgil, Cisl e Ugl per chiedere di fare la consultazione tra i lavoratori: la Uilt vuole due referendum, uno sul contratto e uno sull’accordo sui tagli al costo del lavoro per 31 milioni negli ultimi sei mesi dell’anno. Intanto si apre uno scontro interno all’Ugl trasporti, con la segreteria nazionale che definisce destituite di fondamento le notizie di “una scissione della struttura nazionale dei piloti dell’Ugl Trasporto aereo, mentre gli assistenti di volo hanno dato piena adesione alla firma degli accordi”. Ma l’ex responsabile organizzativo dell’Ugl per il trasporto aereo Tonino Muscolo, sostiene che l’adesione del personale navigante dell’Ugl alla Uiltrasporti conta già un centinaio di piloti e che nei prossimi due giorni si iscriveranno i restanti (un altro centinaio circa): un esodo che “sta avendo un effetto domino”.